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Il tempo della gioventù

Un tempo prezioso, di cui papa Francesco descrive la bellezza umana e cristiana in pagine meravigliose dettate soprattutto, oltre che dalla meditazione delle Scritture, dall’esperienza della propria vita, eco lontana di un’esperienza viva, indimenticabile e piena di nostalgici ricordi. Non dimentichiamo che papa Francesco proviene dai paesi del Sud America, dove il tempo è segnato da caratteristiche singolarmente suggestive e singolari.
È il tempo più bello della vita che passa velocemente e che non tornerà più, nonostante tutti gli sforzi in contrario. Un punto fermo le cui conseguenze segneranno per sempre i giorni che verranno. Per questo essa va vissuta nella sua pienezza, in tutto il suo entusiasmo, sfruttando al massimo le sue enormi potenzialità. In gran parte il tempo che verrà sarà una conseguenza di quanto allora si è riusciti a seminare. Quello che è detto su un piano umano va ripetuto sul piano cristiano.
L’età dei sogni e dell’inquietudine. L’anziano papa ritrova in queste due direzioni l’essenza del grande dono di Dio: due qualità che “l’amore di Dio e il nostro rapporto con Cristo vivo” non solo non negano o rendono più difficile, ma dilatano e potenziano in funzione di una vita migliore e più bella. La giovinezza non è tempo di riposo e di staticità, ma di insoddisfazione e di ricerca. Cuore inquieto e cuore che sogna sono i segni infallibili di un animo giovane alla ricerca del suo futuro più bello. “Questa sana inquietudine rimane la capacità di ogni cuore che si mantiene giovane, disponibile, aperto. La vera pace interiore convive con questa insoddisfazione” che, alla resa dei conti, è l’agostiniana insoddisfazione di Dio.
Una tappa basilare nel cammino della vita. Una tappa di mezzo, fra il tempo in cui si lascia l’età infantile e anche adolescenziale, che è il tempo della fine delle decisioni rimandate, e il tempo delle decisioni assunte con pienezza di coscienza e di relativa maturità in ambito professionale, sociale, politico, civile, religioso. Giovinezza e impegno sono legati fra loro da un vincolo necessario: ambedue vengono affrontati con lo stesso coraggio e la stessa determinazione. Né l’adolescenza va continuata oltre il dovuto, né la maturità può essere anticipata prima della sua ora. In mezzo, la giovinezza rimane il tempo fondante della personalità adulta. Ogni cosa al suo tempo. Confondere i tempi significa confondere la vita.
Tempo prezioso per eccellenza, la giovinezza è anche, e soprattutto, il tempo dell’incontro con Dio e col Figlio suo Gesù Cristo, il giovane carpentiere di Nazaret che ha vissuto la sua giovinezza nel silenzio, nel lavoro, nell’adempimento totale della volontà del Padre.
Purtroppo i documenti tacciono quasi del tutto sugli anni oscuri di Nazaret, che rimane il tempo della preparazione alla grande missione che l’attende. Di essi possiamo farci un’idea realissima riguardando il solido terreno delle conseguenze e rileggendo i testi delle profezie. Egli non avrebbe potuto parlare e agire come parlò e visse nella sua vita pubblica, se non avesse vissuto in pienezza di dono e in totalità di impegno la sua giovinezza. Il testo di Isaia ci mette sulla strada giusta: “Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: ‘Ecco, io vengo – poiché sta scritto nel rotolo del libro – per fare, o Dio la tua volontà’”.
Il titolo del libro della vita spiega a sufficienza il segreto della fecondità e della ricchezza di una vita: l’intima unione del Figlio con il Padre è il tratto essenziale che qualifica la vita del Figlio. “Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te”. La via della santità riassunta in una parola sola, la via in cui si riassume un’esistenza intera, dal principio alla fine.
Il giovane di Nazaret certamente sognò: sognò i campi di grano già pronti per la mietitura, sognò un mondo diverso da quello attuale, un mondo segnato dall’amore e non dall’odio e dall’indifferenza, segnò un universo dove tutti si sentono fratelli. Un sogno tanto bello da non essere disturbato nemmeno dalla tristezza della fine. Vissuta come dono, anche la morte assume un aspetto diverso: non più la fine, ma l’inizio del mondo vero e definitivo, il dono portato al suo ultimo compimento, che è la vita senza fine.
Il sogno di tutti. “Gesù può unire tutti i giovani della chiesa in un unico sogno, «un sogno grande e un sogno capace di coinvolgere tutti. Il sogno per il quale Gesù ha dato la vita sulla croce e lo Spirito Santo si è riversato e ha marchiato a fuoco il giorno di Pentecoste nel cuore di ogni uomo e di ogni donna, nel cuore di ciascuno, lo ha impresso nella speranza che trovi spazio per crescere e svilupparsi. Un sogno, un sogno chiamato Gesù, seminato dal Padre: Dio come Lui, come il Padre, inviato dal Padre con la fiducia che crescerà e vivrà in ogni cuore. Un sogno concreto, che è una Persona, che scorre nelle nostre vene, fa trasalire il cuore e lo fa sussultare”.
Giordano Frosini

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