Eventi

I giovani nella società

La convinzione che un mondo diverso è possibile è parte integrante del giovane generoso e aperto che non si accontenta di una piccola vita capace solo di risolvere i suoi problemi personali e familiari, ma coltiva pensieri e desideri grandi come la comunità umana della quale si sente parte attiva e responsabile. Il mondo che lo circonda, vicino e lontano, è pieno di egoismi, di ingiustizie, di contraddizioni, che egli non accetta di principio e si schiera con tutti coloro che vogliono un’altra società ispirata da sentimenti di giustizia, di amore e di fraternità. Il cristiano trova nel pensiero sociale della chiesa la risposta ai suoi desideri e in tutti coloro che condividono le sue grandi aspirazioni (che non sono soltanto i fratelli di fede) i compagni di un viaggio che tendono allo stesso fine. Un viaggio lungo e difficile, che non dà niente per scontato e che domanda a tutti coloro che vi partecipano impegno e sacrifici. Pure, egli sa, che quella è la sua strada e decide di percorrerla con determinazione e risolutezza fino dagli anni della giovinezza.
C’è per questo un tempo prolungato di preparazione che la chiesa dovrebbe aiutare con i suoi uomini e i suoi organismi. Il pensiero sociale del cristiano è un pensiero completo e organico, nato alla luce della ragione e della rivelazione e sperimentato in alcuni momenti, anche da uomini di grande prestigio, nella nostra storia.
Principi fondamentali rimangono il valore della persona e della solidarietà, della politica intesa come servizio per il bene comune, della priorità di tutti coloro che si è soliti raggruppare nel nome di “povero”, dell’economia a servizio della politica, a sua volta a servizio dell’etica e della morale, dell’uguaglianza dei singoli e dei popoli, della giustizia internazionale. Fondamentale l’attenzione ai segni dei tempi, cioè ai problemi emergenti nel susseguirsi della storia, perché in essi il cristiano intravede la presenza dello Spirito Santo, che guida la storia verso il suo compimento finale.
Oggi si avverte come fondamentale il problema della disuguaglianza, che ha già toccato punte finora sconosciute e che continua imperterrita il suo cammino, riducendo sempre di più i ricchissimi che detengono nelle proprie mani “magna pars” della ricchezza mondiale. Le cifre addirittura sbalorditive rivestono la soluzione del problema di assoluta emergenza. Domani potrebbe essere troppo tardi e i giovani dovrebbero essere i primi ad avvertirne la drammaticità.
La chiesa, come tale (includendo anche la gerarchia) limita il suo intervento nelle questioni sociali ripetendo i principi di cui è in possesso senza intervenire nella soluzione pratica dei problemi. Questo rimane l’impegno tipico del mondo laicale, tenendo presente che il principio come tale potrebbe anche ammettere una pluralità di soluzioni. Il che vuol dire che esiste un pluralismo politico da rispettare e che l’unità politica dei cattolici è di per sé una forzatura da ammettersi soltanto in casi di estrema necessità, da valutare e discernere con grande severità e matura riflessione.
Il giovane matura i suoi pensieri all’interno di questo schema dottrinale: non può mancare né la fedeltà né il coraggio. La legge suprema del suo intervento è il bene comune, il raggiungimento del quale implica anche decisioni onerose e pesanti da parte di coloro che hanno possedimenti e ricchezze in abbondanza. Lo spirito evangelico spinge sempre oltre quel conservatorismo che, a prima vista, sembrerebbe l’ordinamento tipico del mondo cristiano.
La partecipazione all’attività politica e sociale per il cristiano non è un optional di cui si può fare tranquillamente a meno, ma un imperativo della coscienza formata ai grandi principi evangelici. Il giovane sente questo impegno come un obbligo morale, un esercizio delle virtù fondamentali che ornano la vita cristiana e il suo comportamento, cominciando proprio dalla carità, che rimane la sua virtù fondamentale.
La politica è la forma estesa della carità. Se l’elemosina o l’aiuto personale è sufficiente per venire incontro alle necessità di qualcuno o di pochi, dar da mangiare a milioni di poveri e di affamati diventa un problema politico. Dalla politica non si esce: anche starne fuori è una soluzione, che poi è semplicemente la soluzione degli altri, che potrebbe essere anche la peggiore che si possa pensare.
Oggi la politica, anche per l’uso sbagliato che se ne fa, gode pessima fama, specialmente, si dice, da parte dei giovani. Se questo è vero, è il momento di risalire la corrente. Il posto del giovane cristiano non è al di fuori, ma dentro la politica, là dove ferve la battaglia e si giocano le sorti della società.
I tanti inviti ripetuti in continuità dal magistero della chiesa, nei documenti che hanno segnato la nostra storia, non sono altro che una voce data al richiamo primigenio della propria coscienza.
Giordano Frosini

I commenti sono disabilitati.