Eventi

I giovani e il discernimento

E’ da tempo che nella chiesa si sta parlando di discernimento, una parola forse non molto usata nel linguaggio quotidiano a cui, nella vita spirituale, si dà molta importanza. Non c’è testo magisteriale che non ne parli, normalmente alla sua conclusione. Il documento finale del Sinodo dei giovani di papa Francesco non fa eccezione: a esso è dedicato l’ultimo capitolo.
La parola di per sé significa vedere, giudicare distintamente: nell’uso cristiano, secondo il documento finale dei vescovi, che ha preceduto l’Esortazione apostolica di cui ci stiamo occupando, indica la “la dinamica spirituale attraverso cui una persona, un gruppo o una comunità cercano di riconoscere e di accogliere la volontà di Dio nel concreto della loro situazione”. Il testo biblico di riferimento è un passo della prima lettera ai Tessalonicesi: “Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono”. Cioè: riflessione attenta, meditata, soppesata delle diverse possibilità che ogni situazione umana presenta al soggetto e poi, costi quello che costi, scegliere la parte giudicata migliore.
Trattandosi di cose concernenti lo spirito, che riguardano l’esercizio della propria vita spirituale, l’intera operazione è da vedersi sotto l’egida della grazia di Dio e l’influsso dello Spirito Santo, per cui la nostra parola può anche essere tradotta come scelta personale di quanto lo Spirito Santo domanda alla persona posta dinanzi a una pluralità di soluzioni. Il caso più tipico è quello della vocazione: diverse strade, diverse possibilità, tutte buone in ordine alla salvezza, e al termine del lungo processo di riflessione personale, di preghiera, di consultazione, scegliere la via che più rispetta le doti personali e le necessità della comunità di appartenenza, cioè della chiesa.
Un’operazione che deve ripetersi ogni volta che si è collocati in una pluralità di opzioni, anche di minore importanza. Il discernimento non è un atto isolato, ma piuttosto un costume, un modo di fare, uno stile di vita, un’abitudine, una dotazione. Il papa ricorda nel suo documento che specialmente i giovani oggi “sono esposti a uno zapping costante” e che, senza l’abitudine e il discernimento, “possiamo trasformarci facilmente in burattini alla mercé delle tendenze del momento”.
Condizione necessaria per sfuggire a questo umiliante pericolo, di uomo e di cristiano, è la formazione di una coscienza da spendere poi volta volta che si è dinanzi a una scelta di qualsiasi genere. Papa Francesco si dilunga, com’era naturale, sulla scelta vocazionale, ma traccia anche alcune linee sulla formazione della coscienza, avvertendo che “formare la coscienza è il cammino di tutta la vita in cui si impara a nutrire gli stessi sentimenti di Gesù Cristo assumendo i criteri delle sue scelte e le intenzioni del suo agire (cf. Fil 2,9)”. Occorre lasciarsi trasformare da Cristo, un impegno difficile e diuturno e insieme di riconoscere l’opera di Dio nella propria esperienza personale e nella testimonianza di chi ci è vicino nel nostro cammino.
Il documento finale dei vescovi si dilunga di più sulla coscienza in discernimento. Ricordando che, secondo il concilio Vaticano II, “la coscienza è il sacrario dell’uomo, dove egli è solo con Dio” il testo avverte di nuovo che la formazione di questa coscienza è opera di un’intera vita, in cui si cerca di fare propri i sentimenti e i criteri di scelta di Gesù Cristo. Così stando le cose, nessuno può pensare a un’improvvisazione o a un cammino senza ostacoli. Si impone invece una cura per l’interiorità, “che comprende anzitutto tempi di silenzio, di contemplazione orante e di ascolto della Parola, il sostegno della pratica sacramentale e dell’insegnamento della chiesa”. Cioè si richiede come condizione “sine qua non” che il cristiano viva integralmente tutto quanto l’organismo della vita spirituale, nella convinzione che l’idea cristiana è anzitutto e soprattutto opera e dono di Dio e dello Spirito Santo che rinnova coscienza e cuori, affinando le sensibilità e acuendo la saggezza discrezionale.
Naturalmente in questa faticosa costruzione vale l’esempio di tanti altri uomini e donne che hanno realizzato l’ideale cristiano di coscienza e ne hanno dato testimonianze concrete ed esemplari nella loro vita.
Né va dimenticato il rapporto con la chiesa, perché solo attraverso di essa è possibile accedere all’autentico volto di Dio che si rivela in Cristo.
Un capitolo nuovo, quello del discernimento, che si aggiunge con sempre maggiore aderenza e profondità a quelli del passato e può arricchire la spiritualità dei singoli cristiani e, in conclusione, della stessa comunità cristiana. Un merito da attribuirsi in particolare a papa Francesco.
L’aver affidato il compito ai giovani è un segno di speranza per il futuro.
Giordano Frosini

I commenti sono disabilitati.