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Le “attese di Vangelo” e il cammino della Chiesa

La chiesa di Pistoia guarda al futuro e si orienta decisamente alla missione. Per questo si pone in stato “sinodale”. In tutto questo riconosce una precisa chiamata del Signore. La Chiesa infatti manifesta e realizza in concreto il suo essere comunione nel camminare insieme, nel radunarsi in assemblea e nella partecipazione attiva di tutti i suoi membri alla sua missione evangelizzatrice. La messa in atto di una Chiesa sinodale è presupposto indispensabile per un nuovo slancio missionario che coinvolga l’intero Popolo di Dio.
Siamo spinti a nuova, ampia, diffusa stagione missionaria per le strade degli uomini, attenti a cogliere quelle “attese di vangelo” che affiorano dalla vita delle persone, dalla parola del Signore. L’esortazione apostolica Evangelii Gaudium di Papa Francesco fa da controcanto ad alcune pagine bibliche che ci scuotono e ci richiamano alle nostre responsabilità di testimoni ed evangelizzatori. Penso al passo del libro degli Atti 16, 9-10 dove si racconta che «Durante la notte apparve a Paolo una visione: era un Macedone che lo supplicava: “Vieni in Macedonia e aiutaci!”. Dopo che ebbe questa visione, subito cercammo di partire per la Macedonia, ritenendo che Dio ci avesse chiamati ad annunciare loro il vangelo».  Ancora mi torna alla memoria il brano evangelico di Mc 6,34 in cui si dice che Gesù, «sceso dalla barca, vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose». E poi, il vangelo di Luca 10,2: «(Gesù) diceva loro: “La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!”».
Ma quali sono oggi le principali “attese di vangelo” presenti nella società? Immediatamente penso ai giovani. Essi, nei loro modi, con le loro fatiche e paure, le loro aspettative e desideri, manifestano sicuramente un’attesa di vangelo che però spesso la comunità cristiana non riesce a intercettare. È sotto gli occhi di tutti, la generale difficoltà a coinvolgere nella proposta cristiana i giovani e i giovani adulti. Perché? Forse che la proposta bella ed entusiasmante del vangelo non li raggiunge, non incontra il loro cuore e la loro vita, non gli interessa? Forse perché non riusciamo a testimoniarne loro tutta la bellezza?
Oltre che nei giovani, ci sono anche altre “attese di vangelo” che dovremmo saper cogliere. Una scaturisce a mio parere da quella fragilità della nostra vita fisica che tutti sperimentiamo. Malattie del corpo e della mente e l’inesorabile vecchiaia. Mancanza di lavoro, ristrettezze economiche, stress psico-fisico che il ritmo frenetico della società ci impone, minano la nostra salute. Situazioni che indubbiamente attendono la luce della speranza, il soffio di una prospettiva d’amore che dia senso anche alla fragilità e forza nella malattia come nella vecchiaia.
Anche la ragione umana oggi attende una “buona notizia”. C’è infatti tanta confusione in giro, direi principalmente a motivo di una certa disaffezione nei confronti della verità, che apre a quel relativismo che mette tutto sullo stesso piano e qualifica ogni cosa come “opinione”. È questa, certamente una “strana” attesa di vangelo. Infatti, spesso è inconsapevole, quando non addirittura esplicitamente o rabbiosamente negata. Eppure la ragione e l’intelligenza hanno bisogno di “redenzione”, perché le ferite della ragione sanguinano sempre mortalmente.
Anche la persona come tale, attende una buona notizia che valorizzi e difenda la sua dignità di essere umano. Capita sovente che oggi le persone siano “ferite” proprio nella dignità, a motivo di quella cultura dello “scarto” che sembra dominare il mondo. La terra stessa, come ci ha ricordato Papa Francesco nella Laudato si’, è violentata e distrutta proprio per l’ingiustizia che c’è nel mondo.
La difficoltà ad avere relazioni affettive stabili e durature per mancanza di amore o per le sue caricature, è evidente a tutti. Anche qui possiamo riconoscere l’attesa di una “buona notizia” di redenzione. Perché l’incapacità di accogliere l’altro non si trasformi in paura di lui e quindi in ostilità. La solitudine, ancor più drammatica nel mondo della comunicazione globale e dei “social”, ci ammala ed intristisce fino all’angoscia e di questa solitudine senza futuro, la denatalità che colpisce gravemente il nostro paese ne è segno inequivocabile.
Infine, l’attesa di Vangelo la si avverte in ciò che riguarda più propriamente la nostra anima. La corruzione e l’assopimento della coscienza morale; la trasgressione sistematica dei comandamenti di Dio; l’allontanamento di Dio dal cuore, dalla mente e dagli spazi sociali, tutto questo ferisce in modo a volte mortale la nostra anima. Come i tradimenti, le infedeltà, i raggiri, le menzogne, le invidie, gli odi e i rancori; una fede fiacca e debole, incoerente; l’indifferenza religiosa e la superstizione.
La “messe” è davvero molta. Non possiamo restare con le mani in mano. Lo Spirito del Signore ci spinge a prendere il largo, anche se il mare pare in burrasca.
† Fausto Tardelli

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