Eventi

Centro “J. Maritain”

CENTRO CULTURALE “J. MARITAIN”

Seminario Vescovile – via Puccini, 36 – Pistoia

Venerdì 21 APRILE ORE 21,00

“Ildegarda Di Bingen”

Presentazione del libro di Giordano Frosini

Relatori

Brunetto Salvarani

della Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna

Michela Pereira

del Sisml Firenze

Sarà presenta l’autore

La figura evocativa e piuttosto oscura di Ildegarda di Bingen si è riproposta all’attenzione pubblica il 7 ottobre 2012, data in cui papa Benedetto XVI la eleva al titolo di rara dignità nella comunità ecclesiale quale quello di Dottore della Chiesa Universale.

“Questa grande figura di donna si staglia con limpida chiarezza per santità di vita e originalità di pensiero” scrive il papa emerito nella sua Lettera apostolica che assegna alla monaca benedettina tale onore.

L’atto suscita qualche clamore soprattutto per l’inaspettata scelta, che andava a illuminare questo personaggio del XII secolo, che ha trascorso quasi tutta la sua esistenza in monastero e non molto citata nel dibattito culturale contemporaneo.

Stante la sproporzione tra la relativa notorietà e la rilevanza teologica, quanto mai opportuna è giunta dunque l’indagine di Giordano Frosini sulla vita, le visioni, la dottrina di santa Ildegarda capace, in virtù delle sue qualità profetiche, di oltrepassare i secoli e recare significative sollecitazioni anche alla teologia odierna.

E il libro di Frosini, intitolato senza tanti orpelli Ildegarda di Bingen. Una biografia teologica (EDB, 2017), si sofferma con particolare attenzione proprio su questi aspetti di maggior attualità della teologia della “sibilla renana”, unendo così l’utile ricostruzione storica alla stimolante riflessione sul presente.

A rendere particolarmente attraente la figura di Ildegarda sono naturalmente le sue visioni tanto intense quanto enigmatiche, la sua teologia simbolica e immaginifica, le sue verità esoteriche, il suo linguaggio allegorico che porta in un altrove molto lontano.

A questo personaggio da riscoprire e al libro di Frosini, che ne svela le profondità, è dedicato l’ultimo incontro che il Centro culturale Maritain ha pensato di proporre alla cittadinanza pistoiese nel calendario 2016/17.

Andrea Vaccaro

Brunetto Salvarani, teologo, saggista e critico letterario, è docente di teologia della Missione e del Dialogo presso la Facoltà teologica dell’Emilia Romagna. Particolarmente attento alla cultura contemporanea ha sapientemente coniugato, in svariate pubblicazioni, riflessioni teologiche e figure e linguaggi della contemporaneità: Simpson, Dylan Dog, Guccini, De Andrè e molti altri simboli della nostra realtà.

Michela Pereira, pistoiese, docente di Storia della Filosofia medievale presso l’Univesità di Siena, è una delle massime autorità intorno alla figura di Ildegarda di Bingen. Alla badessa di Bingen. Pereira ha dedicato molti saggi, articoli e traduzione italiane.

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Centro Culturale Maritain
Seminario Vescovile – Via Puccini 36 Pistoia

Sabato 4 Marzo 2017 ore 16,30
Incontro dibattito sul tema:
Microcosmo e Macrocosmo
La composizione della materia
Relatore OFELIA PISANTI
dell’Università Federico II di Napoli

Da Galileo in poi le linee di fondo della scienza hanno informato tutta la società, prima l’arte e la letteratura, poi il pensiero politico ed infine la politica tout court: la libertà (di ricerca) con Galileo, il determinismo con La Place, l’indeterminazione e il relativismo con Heisemberg e Einstein.

Diventa quindi fondamentale conoscere la scienza nei suoi aspetti più importanti per quantomeno intuire, come sarà influenzata tutta la società nei prossimi anni.

Scienza e religione spesso si sono ignorate reciprocamente: è giunto il momento del dialogo perché emerge con sempre più forza, un terreno comune di confronto dal quale nessuno dei due può più prescindere. Persino Hawking, uno dei più grandi astrofisici viventi e dichiaratamente ateo, sente il bisogno di parlare del trascendente. Dal canto suo il pensiero cristiano non può eludere le sfide che la scienza degli ultimi 70 anni le pone.

Dunque occorrono dei terreni comuni nei quali confrontarsi e prima di tutto capire e poi dibattere.

Come porte di cittadelle medioevali, i temi su cui incontrarsi potrebbero essere molteplici come ad esempio il concetto di assurdo; che cosa c’è di più assurdo che pensare che una particella si trovi in due posti contemporaneamente?

Ma il confronto che proponiamo è sul tema dell’entropia che pur essendo un concetto derivato dalla fisica, travalica questo campo e sconfina nella filosofia.

Con l’entropia cade il principio positivista della possibilità della conoscenza assoluta, ma al tempo stesso pone una riflessione ai cristiani che hanno spesso pensato all’armonia terrena come specchio dell’armonia celeste.

La nascita dell’universo (meglio dire multiverso), è caratterizzata da una imperfezione all’origine che ha garantito lo sviluppo ma anche la sua fine: il mezzo attraverso il quale si attua questo percorso è appunto l’entropia che fa di questo universo un luogo sempre più caotico e irrazionale.

Per converso ritroviamo gli aminoacidi (i mattoni fondanti della vita) sparsi in tutto l’universo, anche di recente sul pianeta nano Cerere.

Da un lato un segno di morte e dall’altro la vita che, allo stato potenziale, ritroviamo prepotentemente presente in ogni luogo.

La fisica attuale è alla ricerca della legge fondamentale dell’universo (multiverso), una legge che riesca a spiegare il tutto in modo elegante e semplice, come dice Hawking. Dunque la fisica è alla ricerca dell’Uno, esattamente come i credenti. È su questo terreno che intendiamo confrontarci.

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CENTRO CULTURALE “J. MARITAIN”

Seminario Vescovile – via Puccini, 36 Pistoia

Sabato 11 FEBBRAIO 2017 ORE 16,30

Incontro-dibattito sul tema

“Cattolici e luterani: accordo fatto?”

Relatori

Giuseppe Lorizio

della Pontificia Università Lateranense

Lothar Vogel

della Facoltà Teologica Valdese di Roma

Il 31 ottobre scorso, Francesco vescovo di Roma si è recato a Lund, in Svezia, per incontrare i massimi rappresentanti della Federazione luterana mondiale. L’occasione è stata offerta principalmente dal cinquecentesimo anniversario della Riforma di Martin Lutero, ma anche, più sommessamente, dai cinquanta anni del dialogo ecumenico cattolico-luterano. Le cerimonie sono state svolte sotto l’insegna di tre parole-chiave: gratitudine, speranza, penitenza.

L’incontro ha rappresentato un chiaro segnale del progresso di tale dialogo ecumenico, risolutamente portato avanti dalle due parti.

Il dialogo, che prosegue alacremente, non intende mascherare le difficoltà, ove, su tutte, si staglia proprio la questione del papato e del ruolo che attualmente il Papa riveste, quale capo della Chiesa. Da parte luterana si auspica un “ritorno al papato del periodo precedente a Costantino”, come sottolinea il teologo riformato Jurgen Moltmann che vede in “un ministero petrino ‘rinnovato’ e comune alla luce del Vangelo” un aiuto universale all’unità dei cristiani. Sul piano più squisitamente teologico, in questo tempo si è molto riflettuto fra le due parti, sulla questione fondamentale della giustificazione, che fu il vero motivo della scissione delle due confessioni cristiane. Un documento recente ha riconosciuto la bontà del cammino fatto, per una sostanziale visione comune, anche se permangono alcune incertezze, apparentemente almeno di carattere secondario. Mentre, sotto il profilo etico, sono venute emergendo ulteriori distanze intorno alla comprensione del matrimonio, della famiglia e di molte questioni bio-etiche.

Come tuttavia ha sottolineato Francesco, in questa e in tutte le consimili occasioni, al di là delle questioni dottrinali, l’ecumenismo si fa tra persona e persona, nel camminare comune verso i bisogni dei fratelli oppressi e nella condivisione delle gioie, delle paure e delle speranze. Il collaborare in questo, il pregare insieme, lo studiare la sacra Scrittura congiuntamente e in amicizia sono i segni più importanti di un ecumenismo concreto e fecondo.

Nella Dichiarazione congiunta firmata al termine dell’incontro di Lund, si sottolinea che: “mentre il passato non può essere cambiato, la memoria e il modo di fare memoria possono essere trasformati”.  I due firmatari, Francesco e il vescovo Munib Yunan, Presidente della Lutheran World Federation, invitano tutta l’umanità ad accogliere la notizia che il Vangelo ci porta, quindi a servire la dignità e i diritti umani, la giustizia sociale e il Creato e, infine, insieme, fanno “appello a tutte le parrocchie e comunità luterane e cattoliche, perché siano coraggiose e creative, gioiose e piene di speranza nel loro impegno a continuare la grande avventura che ci aspetta”.

In questo modo, l’esito dell’incontro ecumenico scende dal piano delle massime autorità, passa a tutti  noi e diventa impegno personale quotidiano.

L’incontro avviene nello spirito e nella convinzione che ha recentemente espresso il cardinal Walter Kasper: “Lutero non ha voluto dividere, ma rinnovare la Chiesa sul fondamento del Vangelo. La separazione è colpa delle due parti. Oggi possiamo commemorare insieme quell’evento del passato che ci ha divisi”.

R.

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CENTRO CULTURALE “J. MARITAIN

PROGRAMMA 2016-2017

Venerdì 28 ottobre 2016, ore 21

Il ritorno di Teilhard

de Chardin

Edmondo Cesarini,

Consigliere referente del gruppo romano dell’Associazione TdC

Gianluigi Nicola,

Direttore responsabile della rivista “Teilhard aujour d’hui” Edition européenne

Venerdì 2 dicembre 2016 ore 21

Wittgenstein: la filosofia come “esercizio spirituale”

Roberto Presilla

della Pontificia Università Gregoriana

In collaborazione con Biblioteca San Giorgio

Sabato 10 dicembre ore 17

presso la Biblioteca comunale

San Giorgio “Auditorium Terzani”

“Padre David Turoldo”

Presentazione del libro

di Mariangela Maraviglia *

Giordano Frosini

della facoltà teologica dell’Italia centrale

Silvia Scatena

dell’Università di Modena e Reggio Emilia

Sarà presenta l’autrice

Sabato 11 febbraio 2017 ore 16,30

“Cattolici e luterani:

accordo fatto?”

Giuseppe Lorizio

della Pontificia Università Lateranense

Lothar Vogel

della Facoltà Teologica Valdese di Roma

Sabato 4  marzo 2017 ore 16,30

“Microcosmo e macrocosmo:

la composizione

della materia”

Ofelia Pisanti

dell’Università Federico II di Napoli

Venerdì 21 aprile 2017 ore 21

“Ildegarda Di Bingen”

Presentazione del libro di Giordano Frosini **

Brunetto Salvarani

della Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna

Michela Pereira

del Sisml Firenze

Sarà presenta l’autore

Sabato 21 ottobre 2017 ore 16,30

Inizio e fine dell’Universo

GABRIELE GIONTI

Ricercatore della Specola Vaticana

* M. Maraviglia, David Maria Turoldo. La vita, la testimonianza (1916-1992), Morcelliana, Brescia 2016

** G. Frosini, Ildegarda Di Bingen. Una biografia teologica, EDB, Bologna 2017

Il Centro culturale “J. Maritain” raggiunge la 40° tappa del suo cammino iniziato esattamente il 16 marzo 1977 con la discussione sul libro Sporchi cattolici di Valerio Volpini, di lì a poco diventato direttore de L’Osservatore Romano.

I decenni sono passati ed il Centro ha cercato di offrire alla cittadinanza pistoiese quanto di più elevato ed originale il panorama culturale italiano ha saputo creare. Soprattutto in ambito cattolico, ma non solo in questo, avendo il Centro, per statuto e vocazione, l’obiettivo del dialogo con tutti i sistemi di riferimento. E così, negli anni, si sono succeduti relatori come V. Messori, G. De Rosa, M. Pomilio, G. Lazzati, A. Bachelet, M. Martinazzoli, F. Casavola, L. Benevolo, M. Cacciari,  G. Vattimo e molti molti altri.

Il programma di questo anno prosegue con l’attenzione a  figure e tematiche di attualità. Sono stati scelti il ritorno di interesse, da  più ambienti manifestato, per P. Teilhard de Chardin e per Ildegarda di Bingen, soprattutto dopo l’elevazione di quest’ultima a dottore della Chiesa da parte di Benedetto XVI, e il centenario della nascita di D. M. Turoldo.

Interessanti le due serate a sfondo scientifico.

La riflessione su Wittgenstein e il pensiero religioso si lega al Quarto anno della Scuola di teo-logia diocesana, incentrato sul tema dei filosofi dinanzi all’Assoluto, mentre il 500° anniversario della Riforma luterana farà discutere due autorevoli rappresentanti della teologia cattolica e protestante.

Un invito a tutti a presto rivedersi e un ringraziamento per la costante e amichevole vicinanza nel nostro lungo percorso di approfondimento e dialogo.

Scarica il programma

Eventuali cambiamenti saranno tempestivamente comunicati. Ogni incontro viene preparato con una scheda e prevede un dibattito in aula. Chi volesse ricevere le notifiche tramite posta elettronica può essere inserito nella mail list del Centro inviando l’indirizzo di posta a: info@settimanalelavita.it

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BIBLIOTECA “SAN GIORGIO”

CENTRO CULTURALE “J. MARITAIN”

Biblioteca comunale San Giorgio

“Auditorium Terzani”

Sabato 10 DICEMBRE 2016 ORE 17,00

Incontro-dibattito sul tema:

“Padre Davide M. Turoldo”*

Relatori

Giordano Frosini

della Facoltà Teologica dell’Italia Centrale

Silvia Scatena

dell’Università di Modena e Reggio Emilia

Sarà presente l’autrice

«Poeta, profeta, disturbatore delle coscienze, uomo di fede, uomo di Dio, amico di tutti gli uomini». Con queste parole l’arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini salutava il Servo di Maria padre David Maria Turoldo celebrandone il funerale l’8 febbraio 1992 (era nato a Coderno di Sedegliano, in provincia di Udine, nel 1916).

Parole che restituivano in pochi tratti un’esistenza cristiana tra le più intense e appassionate del Novecento italiano, spesa senza risparmio per la salvezza de «L’Uomo» – nome emblematico di una testata promossa da Turoldo in gioventù – e volta instancabilmente alla penetrazione del silenzio di Dio, questione che accompagnò padre David fino agli ultimi istanti della sua vita.

Nella Milano della Resistenza e del dopoguerra; nella Firenze di Giorgio La Pira; a Sotto il Monte, terra di Giovanni XXIII, negli anni precedenti e successivi al Concilio Vaticano II; dentro e fuori i canoni dell’Ordine dei Servi di Maria a cui con convinzione appartenne, Turoldo diede corpo e voce alle aspirazioni di rinascita religiosa, civile, sociale della sua generazione, guadagnando calorosi consensi e suscitando non meno radicali e clamorosi dissensi.

Censurato e sanzionato per via gerarchica con dolorose esclusioni da luoghi e affetti; consolato da una rigogliosa vena poetica, che si completò negli anni con una fertile ispirazione di traduttore dei Salmi e creatore di inni per la liturgia, egli non cessò di esprimere in molteplici forme comunicative le grandi domande di libertà, giustizia, pace, che animavano gli scenari e le coscienze del suo tempo.

Il volume di Mariangela Maraviglia, David Maria Turoldo. La vita, la testimonianza (1916-1992), Morcelliana, Brescia 2016, ricostruisce per la prima volta, attraverso un’accurata indagine d’archivio, l’intera vicenda esistenziale del Servo di Maria, nell’intento di restituire alla storia una figura più volte rievocata in termini mitizzanti o aneddotici; una figura che, per la ricchezza dei suoi incroci, permette di recuperare la memoria di ideali, tensioni, disincanti che, in ambito cattolico e oltre, hanno percorso il secolo scorso.

Silvia Scatena è professore associato di storia contemporanea all’Università di Modena e Reggio Emilia ed è membro della Fondazione per le Scienze religiose Giovanni XXIII di Bologna. Tra le sue pubblicazioni La fatica della libertà. L’elaborazione della dichiarazione «Dignitatis humanae» sulla libertà religiosa del Vaticano II, Il Mulini, Bologna 2003; In populo pauperum. La chiesa latinoamericana dal concilio a Medellin (1962-1968), Il Mulino, Bologna 2008; Taizé. Le origini della comunità e l’attesa del concilio. Lit, Münster 2011.

Giordano Frosini è stato amico e figlio spirituale di Padre Turoldo con cui ha trascorso a Milano il tempo della guerra e della immediata ricostruzione post-bellica, mantenendo, per tutto il corso della vita, un rapporto di sincera amicizia e stima. Di questo rapporto rimane la testimonianza delle sue diverse visite e degli incontri culturali che egli ha avuto a Pistoia.


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CENTRO CULTURALE “J. MARITAIN”

Seminario Vescovile – via Puccini, 36 – Pistoia

Venerdì 2 DICEMBRE 2016 ORE 21

Incontro-dibattito sul tema:

Wittgenstein: la filosofia come “esercizio spirituale”

Relatore

Roberto Presilla

della Pontificia Università Gregoriana

Secondo Maurice O’Connor Drury, nel 1949 Wittgenstein gli disse: «Non sono religioso ma non posso fare a meno di vedere ogni problema da un punto di vista religioso». Da questa e altre citazioni sono partiti molte riflessioni sul rapporto tra Wittgenstein e la religione, sulla presenza di Dio nel suo pensiero.

Prima però che questi testi fossero pubblicati, in modo un po’ paradossale il filosofo austriaco aveva influenzato due pensatori francesi, come lui formati alla fede cattolica. Pierre Hadot, non più sacerdote  e ormai avviato a una carriera di storico della filosofia, racconta di aver trovato nei “giochi linguistici” di Wittgenstein il germe della concezione della filosofia come “esercizio spirituale”, come forma del vivere, che poi applicherà con successo allo studio della filosofia antica (Esercizi spirituali e filosofia antica).

E Michel De Certeau, gesuita, storico e studioso di scienze sociali, fonda la sua opera più complessa e geniale (L’invenzione del quotidiano) sulla filosofia di Wittgenstein, figura di “filosofo” contrapposta agli “esperti”, che svela per così dire l’inganno nascosto nelle strutture del potere a cui gli esperti prestano la propria competenza.

Se è vero che «il lavoro filosofico è propriamente – come spesso in architettura – piuttosto un lavoro su se stessi. Sul proprio modo di vedere. Su come si vedono le cose. (E su che cosa si pretende da esse)» (L. Wittgenstein, Pensieri diversi), occorre capire in che modo questo lavoro si leghi alla riflessione sulla logica e sul linguaggio.

Perché, in altri termini, una riflessione su logica e metafisica possa avere effetti etici, estetici, politici (persino teologici: si pensi a un altro cattolico studioso di Wittgenstein, il p. F. G. Kerr OP autore de La teologia dopo Wittgenstein), cercando di non dimenticare la lapidaria osservazione, anch’essa contenuta nei Pensieri diversi, per cui «se il cristianesimo è la verità, allora tutta la filosofia che lo riguarda è falsa».

Roberto Presilla

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CENTRO CULTURALE “J. MARITAIN”

Seminario Vescovile – via Puccini, 36 – Pistoia

Venerdì 28 OTTOBRE 2016 ORE 21

Incontro-dibattito sul tema:

Il ritorno di Teilhard de Chardin

Relatori

Edmondo Cesarini

Consigliere e referente del gruppo romano dell’Associazione italiana TdC

Gianluigi Nicola

Direttore responsabile della rivista

“Teilhard aujour d’hui” Edition européenne

Nato nel 1881 in Auvergne, Francia, in una famiglia della piccola nobiltà, la madre, molto devota, gli trasmette la forte fede e in particolare il culto del Sacro Cuore, mentre dal padre, di buona culura umanistica e naturalistica, eredita la passione per gli studi scientifici. A 11 anni entra nel Collegio dei Gesuiti e poi nel noviziato per una formazione che durerà 13 anni. Contemporaneamente sente invincibile l’attrazione per la natura animale e vegetale, si aggiorna sulle nuove scoperte della fisica e legge L’evoluzione creatrice di Bergson. Viene preso dal dubbio che la passione per la ricerca scientifica possa essere d’ostacolo alla vocazione sacerdotale, ma il suo maestro dei novizi lo rassicura. Da allora intreccerà sempre nella sua opera gli interrogativi della scienza e le certezze della religione. Nominato professore di fisica al Cairo, in Egitto, vi resterà tre anni, facendo le sue prime ricerche geologiche ed archeologiche. Si abbandona lì alla “prima ondata di esotismo che l’investiva”, rischiando, come ammetterà in seguito, di sfiorare il panteismo, da cui lo salverà la scoperta dell’evoluzionismo.

Tornato in Europa, prosegue gli studi di teologia in Inghilterra e a Parigi, ma allo scoppio della Prima guerra mondiale, viene mobilitato come portaferiti, avendo rinunciato alla nomina di cappellano per restare tra gli uomini in prima fila. Durante la guerra ha le prime, fondamentali intuizioni della sua visione scientifico-teologica che elaborerà confidandosi per lettera con la cugina Margherita, la prima delle numerose amicizie femminili che feconderanno il suo pensiero nel corso di tutta la vita. Rientrato a Parigi, alla fine della guerra, in una riflessione personale espone le contraddizioni che sentiva nascere tra il dogma del peccato originale e le nuove scoperte della paleontologia. Le sue ipotesi, affatto definitive e destinate solo a una lettura per gli amici, arrivano a Roma ed egli viene esiliato in Cina, dove lavorerà per 20 anni al servizio geologico americano di Pechino. In quegli anni porterà avanti i suoi studi di geologia e farà importanti scoperte di paleontologia, alternando al soggiorno cinese numerosi viaggi in Tibet, negli Stati Uniti, Birmania, Giava ecc. Le sue teorie meritano un monitum del Santo Uffizio che non sarà mai cancellato, anche se, dopo la sua morte, avvenuta nel giorno di Pasqua del 1955, saranno pubblicate nella sua opera principale Il fenomeno umano e ampiamente fatte conoscere dal suo amico e confratello Henri De Lubac. Durante il Concilio Vaticano II infatti, esse risultano note alla maggior parte dei padri conciliari e influenzeranno non poco la stesura dei documenti, in particolare della Gaudium et spes. Ricorreranno poi, a volte, in discorsi e documenti dei papi successivi, fino all’ultima enciclica di papa Francesco, la Laudato sii dove, anche se Teilhard è citato solo in nota, il suo amore per il cosmo, la natura e la materia traspare da ogni riga. Le altre sue opere principali sono: L’Ambiente divino, il suo più completo compendio ascetico e mistico e Il cuore della materia, un diario in cui riversa i suoi pensieri, le sue sintesi scientifiche, le sue emozioni e il suo mondo affettivo. Quest’ultima opera è consigliabile come prima lettura a chi vuole avvicinarsi al pensiero di questo geniale teologo-scienziato. Ultimamente è uscita, per la Jaca Book, una raccolta di suoi saggi dal titolo La visione del passato.

Donatella Coppi

Referente dell’Associazione Teilhard de Chardin

per la Toscana: Donatella Coppi tel. 3489043405

donatacoppi@virgilio.it

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Venerdì 15 APRILE ORE 21

Incontro-dibattito sul tema:

Ernesto Bonaiuti tra cristianesimo e modernità

Relatore Fabrizio Chiappetti della Fondazione Romolo Murri di Urbino

Segue dibattito

Scomunicato, da sacerdote, per la formulazione delle sue idee moderniste e destituito, da docente universitario di Storia del cristianesimo, per non aver prestato al giuramento fascista, Ernesto Bonaiuti (1881-1946) non ha certo anteposto il carrierismo o il quieto vivere alla vocazione, fervente e autentica, della ricerca della verità.

Il suo lascito maggiore, imponente e approfondito, è costituito dalle opere di carattere storico, come i Saggi sul cristianesimo primitivo (1923), Il cristianesimo nell’Africa romana (1928) e le biografie su Martin Lutero e Gioacchino da Fiore.

Le sue posizioni ideali vicine a Loisy, Blondel, Bergson prima e R. Otto e A. Schweitzer poi, contribuirono a sostanziare tuttavia anche un robusto pensiero teologico e filosofico, con il quale, da una parte, criticò la sua Chiesa per aver smarrito lo spirito originario, ma, dall’altro, la difese nel suo aspetto sacramentale e anche gerarchico.

Nel suo Programma dei modernisti, pubblicato anonimo, e nelle sue manifeste Lettere di un prete modernista, Bonaiuti solleva la sua protesta contro il “razionalismo teologico”, freddo e disincarnato, di certi neoscolastici e contro la burocrazia sacramentale di certa curie, in favore della freschezza e della purezza del messaggio evangelico originario.

Modernismo, per Bonaiuti, significava soprattutto il recupero di questo spirito.

Una sfida e un richiamo che è opportuno e ripetere ed approfondire in tutte le epoche.

Fabrizio Chiappetti

Nato a Jesi nel 1974. Dopo la maturità scientifica ha studiato all’Università Alma Mater di Bologna, conseguendo la laurea in Filosofia (1998) e il dottorato in Studi religiosi (2009).

Nel 2000 è stato abilitato all’insegnamento di Lettere nelle Scuole Secondarie e di Filosofia e Storia nei Licei. Dal 2001 sono docente di Lettere nelle Scuole Secondarie di Primo Grado.

È membro della Fondazione Rosellini per la Letteratura popolare e della Fondazione Murri – Centro studi per la storia del Modernismo.

Ultimo libro pubblicato: La formazione di un prete modernista. Ernesto Buonaiuti e “Il Rinnovamento” (2012).

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Venerdì 4 MARZO ORE 21

Incontro-dibattito sul tema:

La fine dell’uguaglianza

Relatore Vittorio Emanuele Parsi

dell’Università Cattolica di Milano

Segue dibattito

Vittorio Emanuele  Parsi nel suo libro “La fine dell’uguaglianza” riflette sulle relazioni tra democrazia e mercato di massa. Due sinonimi di libertà e uguaglianza, due forze che, sostenendosi a vicenda, hanno  consentito la crescita del benessere attualmente diffuso in occidente. Allo Stato è riservato il compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono la realizzazione della persona umana; se il mercato fallisce e diventa iniquo, la democrazia ne corregge le storture, come avvenne al termine della grande depressione che colpì gli Stati Uniti nel secolo scorso. L’intervento successivo dello Stato produsse la middle class democracy, la democrazia dei ceti medi, che oggi appare pericolante. Nel frattempo la democrazia ha garantito un lungo periodo di benessere diffuso ad ampi strati della popolazione, però la crisi attuale mette in discussione questo modello. L’uguaglianza è forse diventato un sogno che non possiamo più permetterci. Le due principali sfide che il modello occidentale affronta oggi riguardano da un lato la contabilizzazione dei costi esterni che produce (che verrà pagato da altri) e dall’altro il limite imposto dalle risorse naturali di cui il pianeta dispone. Sembra arduo ritrovare l’equilibrio dell’“animal spirit del capitalismo”, la propulsione individuale verso il miglioramento e la necessità di sentirsi in una società composta da esseri umani diversi ma dotati di uguali diritti a cui sono garantite la libertà e la giustizia.

Dopo pochi anni dall’uscita del libro, l’ipotesi del fallimento del trattato di Schengen, paventato dall’autore, si aggiunge alle preoccupazioni indotte da una crisi che non sembra arrestarsi. Altre variabili del mercato sono state ribaltate, come il costo degli idrocarburi. Le domande incalzano e  chiedono una risposta. Il panorama appare decisamente in ulteriore peggioramento: la flessione dei consumi, la polarizzazione dei redditi e la crescita della disuguaglianza restano. Nel frattempo alcuni governi si sono succeduti e con loro talune ricette economiche – almeno apparentemente – sono state sostituite a vantaggio di altre, mentre i populismi, i liberismi e i tecnicismi continuano a crescere, mantenendo al centro del dibattito politico le regole mutuate da ricette economiche facili e risolutive. Cionostante l’immagine nota con il nome di “calice della disuguaglianza”, impone una riflessione sull’equità, perché la diseguaglianza aumenta sia all’interno del paese che tra i paesi. Le persone sono stanche e preoccupate. Possiamo continuare ad indebitarci sicuri che ogni spesa sostenuta sarà un’opportunità futura oppure, al contrario, ritenendoci privilegiati per aver vissuto in una rara epoca di pace e benessere, dobbiamo accettare una revisione del “nostro stile di vita” in nome del bene delle generazioni future?

Il nostro autore afferma: “Illusorio pensare che le forze del mercato siano naturali”, ma come coniugare questo con una classe politica nazionale arroccata sui grandi e piccoli privilegi, nominata nelle  varie consorterie? Dove potrà trovare la forza morale il paese, per frenare il dilagare del mercato? Per questo è necessario tornare al primato della politica come riflessione collettiva e questa è la ragione del nostro incontro.

La riflessione è aperta ai contributi di Piketty, Mazzucato,  Rusconi e Krugman, più volte citato dall’autore nel suo libro.

Marinella Sichi


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CENTRO CULTURALE “J. MARITAIN”

Seminario Vescovile – via Puccini, 36 – Pistoia

Venerdì 22 GENNAIO ORE 21

Incontro-dibattito sul tema:

Da frate Francesco

a papa Francesco

Leggere la Laudato si’ nel tempo della crisi del cristianesimo

Relatore Brunetto Salvarani

Segue dibattito

Accolta con un entusiasmo, quasi generale, l’enciclica “Laudato si’” di papa Francesco su uno dei problemi più scottanti e drammatici del nostro tempo, quello del disastro ambientale che sta minacciando la stessa esistenza del pianeta che ci ospita, ha ancora bisogno della nostra riflessione e della nostra collaborazione.

Il paragone della questione ecologica con la tanto temuta minaccia atomica, è stato detto e ripetuto che non è per niente forzato e privo di fondamento.

L’enciclica è una novità assoluta nel bimillenario magistero della chiesa, preparata dalle riflessioni conciliari e post-conciliari, che però porta con sé lo stile e il pensiero di un papa proveniente dal Terzo mondo, sollecitato e spinto a intervenire dal continuo degrado della natura e dalla crescente povertà di gran parte della popolazione. Insieme ai molti favori, il documento ha incontrato anche alcune critiche sia settoriali che globali. Stando così le cose, forse il nostro primo compito è quello di chiarire il valore e i limiti di una presa di posizione così solenne e su un tema di tanta importanza.

Come ogni cattolico dovrebbe ben sapere, l’insegnamento di un’enciclica non è si per sé infallibile, nasce però dal magistero autentico della chiesa e per questo ha diritto di essere ascoltato e accettato da tutti coloro che si riconoscono come membra vive della comunità cristiana. Quel “di per sé” sta a significare che non è escluso che il documento in questione possa contenere affermazioni di carattere infallibile provenienti da altre parti. Anzi è nomale che sia così e per questo la lettura di un’enciclica richiede molta attenzione per non fare, come si dice, di ogni erba un fascio. Molta attenzione e molta umiltà nel confrontare le proprie opinioni con le indicazioni di coloro che detengono all’interno della comunità il carisma dell’insegnamento e anche di coloro che più sanno. Così, rinnegare in blocco la dottrina di un documento come un’enciclica, che contiene non poche considerazioni tolte con tutta evidenza dalle pagine del Vangelo e dall’insegnamento ordinario della chiesa, espone a un rifiuto che, oggettivamente almeno, può coincidere con il rigetto di verità o di norme fondamentali che appartengono alla sostanza della fede e della morale cristiana. Si pensi, per esempio, nel caso nostro, alla condanna di ogni atteggiamento egoistico dei singoli, delle classi e delle nazioni, ai richiami perentori alla solidarietà e alla carità e, prima ancora, alla giustizia, alle verità che appartengono da sempre alla dottrina della creazione con tutte le conseguenze che ne provengono, al valore assoluto e inalienabile di ogni persona umana, e si vada dicendo. Il valore di queste affermazioni non dipende dalla loro presenza in un’enciclica, ma dal fatto che fanno parte da sempre delle verità ritenute fondamentali nell’annuncio del messaggio cristiano, oltreché dei principi naturali che riguardano l’umanità nel suo complesso.

Qualcosa di analogo va detto anche a proposito della politica. Si dice che le affermazioni di carattere politico non appartengono formalmente al magistero della chiesa e che, quindi, su di esse, si può ragionare con la nostra testa, senza per forza allinearsi a quanto contengono i documenti ecclesiali. Ma c’è una distinzione indispensabile: c’è politica e Politica, una politica col p minuscolo, che è la scelta tecnica lasciata alla libertà e alla responsabilità di chi sceglie; e una Politica col p maiuscolo, che è la politica morale basata sui principi o naturali o evangelici che ogni cristiano ha il dovere di rispettare; si pensi, per esempio, alla scelta preferenziale dei poveri, che è chiaramente un principio di carattere evangelico, ripetuto in tutte le sedi dal pensiero della chiesa, quindi un principio di comportamento morale non sottoponibile a scelta, ma obbligatorio per tutti.

Certo, anche la nostra enciclica contiene affermazioni o giudizi di politica tecnica, su cui si può legittimamente discutere con rispetto senza offendere un’autorità che ha certamente fatto ricerche presso i competenti di ogni tendenza e fede religiosa e ha concluso il suo giudizio dopo prolungata e attenta riflessione. Si pensi, per esempio, all’accusa di aver fatto pagare a caro prezzo dal popolo il salvataggio delle banche che reggono la nostra economia. Una denuncia concreta che non è fatta in nome della fede, ma semplicemente frutto di un’analisi oggettiva e scientifica della realtà.

C’è un episodio nel vangelo di Luca che può servire al caso nostro. Quando un tale domandò a Gesù perché chiedesse al fratello di dividere con lui l’eredità, l’interpellato rispose rifiutando quel ruolo che di per sé spetta ai tecnici della società, ma subito confermò il principio morale di guardarsi in quel caso e sempre dall’avidità egoistica perennemente in agguato nelle scelte umane. Un episodio paradigmatico che delinea molto bene e limita chiaramente la natura dell’intervento della chiesa.

G.F.

Brunetto Salvarani già docente all’Università di Milano-Bicocca, ha tenuto lezioni e collaborato con le Università di Bologna, Padova, Venezia, Siena, Modena-Reggio Emilia e con l’Università Cattolica di Milano. Studioso di teologia narrativa, ha scritto numerosi contributi sul tema della non violenza ed è considerato come uno dei maggiori esperti di dialogo interreligioso. È stato ideatore e promotore del Premio di narrativa sul racconto Arturo Loria, che ogni anno si tiene a Carpi (MO); così come del Festivalfilosofia di Modena, Carpi e Sassuolo. Collabora stabilmente con diverse testate giornalistiche, tra cui Jesus e Il Regno.

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Seminario Vescovile – via Puccini, 36 – Pistoia

Mercoledì 16 Dicembre 2015, ore 21

Incontro-dibattito sul tema:

La sfida delle migrazioni oggi e domani

Relatore Giulio Albanese

Segue dibattito

“Migranti e rifugiati ci interpellano. La risposta del vangelo della Misericordia”: è il titolo emblematico, voluto da Papa Francesco per la prossima Giornata Mondiale dei Migranti, che dà il senso profondo e profetico della Sfida delle migrazioni, oggi e domani.

Il tempo attuale è veramente drammatico. Di fronte alle cause planetarie e alle tragedie umane che determinano l’esodo di questo tempo, la ragione spesso si obnubila, la carità si spegne, “la solidarietà sembra essere una illustre sconosciuta”.

Da vari esponenti della società contemporanea sulle migrazioni vengono profuse parole, troppe parole, molto spesso cariche di minaccia e di razzismo, capaci solo di banalizzare o di negare la complessa realtà di chi migra e fugge alla ricerca di una vita degna, nella speranza che il sogno di futuro possa realizzarsi.

Sulla sfida delle migrazioni p. Giulio Albanese lancia coraggiosamente un invito di tipo culturale ed esistenziale: “smettere di fare polemiche sulla questione migratoria che spesso viene sfruttata per fini elettorali…”.

Con  grande chiarezza, P. Albanese ci richiama alla “responsabilità civile e umana, che possiede una forte valenza culturale, fondata sui valori del Vangelo, rispetto ai quali non possiamo essere silenti. Dobbiamo operare un decentramento narrativo: invece di stare a polemizzare sui fatti di casa nostra, proviamo a riflettere sulle ragioni che determinano il fenomeno migratorio”.

Padre Giulio Albanese, missionario comboniano, direttore delle riviste missionarie delle Pontificie Opere Missionarie – Popoli e Missione, Missio Italia e Il Ponte d’Oro, è profondo conoscitore del mondo missionario e soprattutto delle Afriche cui ha dedicato per molti anni il suo servizio.

Tra le ragioni che determinano oggi le migrazioni dall’Africa, “la questione cruciale è quella del debito africano. Non solo è tornato a salire  ma il rischio è che molti governi non siano in grado di onorare i propri impegni… (se non attuando la svendita) dei propri assetti strategici per il sostentamento del paese (acqua, petrolio, elettricità, diamanti…). Con questo sistema criminale -avverte il direttore di Popoli e Missione- tra qualche anno gli africani non saranno più padroni neanche dell’aria che respirano”.

Come ha affermato in una recente intervista, “l’Africa è la metafora delle contraddizioni del nostro povero mondo”.

Dalle Afriche, da cui partono tanti migranti di oggi, si leva verso i paesi ricchi una sfida che non è solo sociale, politica, economica e religiosa, ma è soprattutto sfida culturale che faccia finalmente capire a noi paesi ricchi (che spesso ci sentiamo benefattori dell’Africa) che “le Afriche non sono povere ma impoverite, non chiedono carità ma giustizia, vero fondamento della res publica, del bene comune… che, per porre fine alla tragica sperequazione tra ricchezza e povertà, è necessaria l’equa divisione delle risorse e dei beni del pianeta”.

Il decentramento narrativo proposto da padre Albanese  decostruisce un altro diffuso slogan, che appassiona molti politici e opinionisti: ‘Aiutiamo gli africani a casa loro’. “È giusto -sostiene- ma ciò purtroppo non è avvenuto in passato e non sta avvenendo oggi. Anzi, le politiche di investimento  attualmente sono di segno contrario”.

La sfida culturale, inoltre, ci richiama ad una più consapevole analisi delle problematiche contemporanee, a cui la  stampa occidentale spesso non dà attenzione; “i giornali sono assenti sulle guerre per il petrolio in Somalia  e per il legname nella Repubblica Sudafricana…”. Con gravi responsabilità, sottolinea padre Albanese, l’informazione tace su eventi veramente sconvolgenti come quelli denunciati a Bruxelles (con prove documentali) da “Global Witness”, un’organizzazione non governativa inglese: “dal 2012 ci sono imprese francesi, belghe, tedesche, libanesi e cinesi che hanno finanziato formazioni jiadiste per mantenere il caos”.

Esperto di tante “frontiere del nostro mondo e del nostro tempo”, padre Albanese, anche attraverso i suoi molti scritti, affronta la sfida migrazioni condividendo profondamente l’appello del papa a “cambiare e a metterci in discussione a partire prima di tutto da noi stessi, riaffermando la centralità della parola di Dio e della dottrina sociale della Chiesa, che troppo spesso lasciamo chiusa in un cassetto”.

Paola Bellandi

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Presentazione del programma 2015-2016

Il tempo di speciale fermento che sta vivendo la Chiesa sollecita interrogativi e riflessioni da parte dei cristiani ed anche di coloro che si soffermano nel cosiddetto “cortile dei Gentili”. Con l’originaria e consolidata finalità di mediare tra la verità cristiana e le questioni che assillano il nostro tempo, il Centro culturale “J. Maritain” propone una serie di serate in grado di approfondire, illuminare e, soprattutto, alimentare il confronto. Esemplare, in tale contesto, è l’incontro di apertura con il teologo Giuseppe Lorizio, uno dei più attenti osservatori dei fenomeni culturali contemporanei, capace di comprenderli nella loro natura e interpretarli alla luce della fede. A lui il compito di indagare il modo in cui la figura di Gesù e il contenuto della fede appaiono agli occhi di coloro che cristiani non si reputano, ma che, con testi anche di ampia divulgazione, mostrano di essere tutt’altro che indifferenti al tema. Uno spazio dovuto non poteva non essere riservato all’enciclica Laudato si’. Ad offrirne particolari aspetti contribuirà il teologo Brunetto Salvarani e, sulla scia dello stesso testo, i temi dell’uguaglianza sociale, delle migrazioni, del rapporto fede-cultura, drammaticamente vissuto da una persona di grande rilievo come Ernesto Bonaiuti su cui centriamo la nostra attenzione con il mondo laico del nostro tempo. Una figura da rivedere nel momento in cui la chiesa sta cercando un nuovo volto sotto la direzione di papa Francesco.
Con questo anno, il Maritain allarga il suo raggio d’azione aggiungendo ai consueti incontri serali, speciali momenti di confronto al mattino tra alcuni relatori e gli studenti delle scuole superiori cittadine coordinati da insegnanti di Religione.
Nella speranza di incontrare gli interessi del pubblico, il Centro rivolge a tutta la cittadinanza l’invito ad una partecipazione costante, attiva e critica.

Programma Maritain 2015-2016
Aula Magna Seminario Vescovile – Ore 21,00

Venerdì 30 ottobre 2015
I non credenti parlano di fede
Giuseppe Lorizio
della Pontificia Università Lateranense

Mercoledì 16 dicembre 2015
La sfida delle migrazioni oggi e domani
Giulio Albanese
Direttore delle riviste delle pontificie opere missionarie

Venerdì 22 gennaio 2016
Da frate Francesco a Papa Francesco.
Leggere la Laudato si’ nel tempo della crisi del cristianesimo
Brunetto Salvarani
della Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna

Venerdì 4 marzo 2016
La fine dell’uguaglianza
Vittorio Emanuele Parsi
dell’Università Cattolica di Milano

Venerdì 15 aprile 2016
Ernesto Buonaiuti fra cristianesimo e modernitá
Fabrizio Chiappetti
della Fondazione Romolo Murri, Urbino

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CENTRO CULTURALE “J. MARITAIN”
Seminario Vescovile – via Puccini, 36 – Pistoia

Giovedì 4 giugno 2015 ore 21:00

Incontro-dibattito sul tema:
"La crisi del dialogo interreligioso contemporaneo"

Relatore Francis Tiso, docente emerito dell’Università Gregoriana

Segue dibattito

Per consenso molto diffuso, si immagina che il dialogo inter religioso fa parte indispensabile della speranza per la pace tra i popoli di questo mondo. Purtroppo, questo dialogo, malgrado alcune iniziative di grande spessore, non è sostenuto consistentemente dalle istituzioni religiose. In realtà, l’approccio istituzionale è molto sparpagliato, soprattutto per mancanza di personale adeguatamente formato. Dato che le religioni sono implicate nei conflitti in questo periodo davanti all’attenzione del mondo, sembra che la “crisi” del dialogo consiste evidentemente nell’instabilità dei programmi del dialogo nell’ambito religioso. Inoltre, numerosi atti di violenza d’ispirazione religioso-politica indicano che un numero consistente di credenti è disposto ad agire con la violenza per difendere il proprio territorio e le presunte prerogative della loro civiltà.

Alcune iniziative tra le conferenze episcopali della Chiesa Cattolica dimostrano quel che è possibile ad alto livello di una grande istituzione religiosa. Avendo lavorato per cinque anni (2004-2009) alla USCCB (Conferenza Episcopale degli USA, a Washington, DC), ho cercato di continuare le iniziative notevolmente efficace del mio predecessore, Dr. John Borelli, attualmente assistente al Presidente della Georgetown University per gli affari inter religiosi. Dr. Borelli, attraverso 17 anni di servizio alla USCCB, è riuscito a creare tre dialoghi stabili con le grande associazioni musulmane agli USA, più un dialogo con le comunità Chan e Zen, più un gruppo di discussione Hindù-Cristiano, tra altre attività al servizio della Chiesa Cattolica in questo settore della sua missione. Ho mantenuto questi dialoghi dal 2004 al 2009, aggiungendo un dialogo con la comunità Sikh, e aprendo nuovi incontri con alcuni settori delle comunità emigranti, specialmente dall’India, dal Giappone e dalla Sudest Asia. Purtroppo, la USCCB ha tagliato il budget severamente nel 2007, e in tal modo ha limitato le possibilità per allargare e sostenere nuovi dialoghi, chiudendo il dialogo con i Buddhisti e con gli Indù. In modo particolarmente preoccupante, la Conferenza non ha mai dato attenzione sufficiente alla formazione di nuovi personali, nemmeno per un programma di tirocinio (internship), che sarebbe stato abbastanza normale tra le tipiche ONG del mondo ONU e “DC Beltway”. Grazie alle raccomandazioni del p. Ronald G. Roberson e del sottoscritto, il Segretariato per il Dialogo ha avviato- a stento- un piccolo programma di tirocinio, una persona alla volta. Il primo dei nostri “intern” ora è sacerdote domenicano (p. Luca Bardor, O.P.), studiando l’arabo e gli studi islamici con l’intenzione di continuare la missione del dialogo.

Sembra chiaro che una formazione ponderata e sistematica dovrebbe essere l’ordine del giorno, ma non l’è. Alla Pontificia Università Gregoriana, sono stato interrogato sulla riforma del programma in Missiologia. Ho suggerito un programma integrativo: storia delle religioni con enfasi sulla teoria e metodi dello studio scientifico delle religioni; antropologia culturale imparata dal metodo degli osservatori partecipanti per conoscere le religioni come sono oggi nel mondo; internships presso le ONG; lo studio della teologia cattolica in chiave di “una teologia al servizio del dialogo” – e quindi alla comunità di fede. La proposta è stata respinta in termini inequivocabili.

Le esperienze con le istituzioni indicano alcuni limiti inerenti al dialogo inter religioso di carattere istituzionale. Da un lato, tale dialogo potrebbe conservare lo scambio tra membri/rappresentanti dal solipsismo di un dialogo tra individui, liberi da ogni legame istituzionale (e aderenza alle norme di una teologia fedele a quel che ognuna delle comunità confessa). Purtroppo, i limiti della capacità di una grande istituzione a promuovere la stabilità dei dialoghi attraverso incaricati in possesso di una formazione adeguata, economicamente sostenuti, si dimostrano da questi “cut backs” nel budget e nel numero di personale. Il dialogo è importante, ma purtroppo esso è la prima attività da subire l’ascia quando il budget è sotto stress.

Perciò, vorrei proporre una soluzione che da maggiore importanza alle istituzioni periferiche a quelle strettamente religiose, per creare un dialogo inter culturale istituzionale, economicamente stabile, collegato con un adeguato programma di formazione. Tipicamente, tali programmi sono accolti nelle università, nella forma di “istituti” interni ai rilevanti dipartimenti. Forse anche in Europa, una soluzione del genere è concepibile. Però, io vorrei andare oltre l’accademia per invitare le istituzioni finanziarie e governative a sostenere e a promuovere questo dialogo e la sua indispensabile formazione professionale. Penso che, in fin dei conti, il dialogo inter religioso è necessario e catalitico ma non esauriente per portare avanti un dialogo molto più ampio: tra culture e sistemi governativi ed economici che occupano determinate regioni del mondo.

Sac. Francis V. Tiso, Ph.D.

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Giovedì 7 maggio 2015 ore 21:00

Incontro-dibattito sul tema:
"Fondamentalismo e violenza religiosa"

Relatore Marco Massimiliano Lenzi, docente di sociologia delle religioni
presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Firenze

Segue dibattito

Il tentativo di analizzare i drammatici e sanguinosi eventi  che vedono oggi il radicalismo religioso violento di matrice islamica come protagonista dovrebbe, in primo luogo, tenere presente un interrogativo di fondo:  in quali termini è possibile individuare il nesso tra violenza e religione?  Il quesito ha dato luogo a due orientamenti interpretavi diversi. Il primo è ben sintetizzato da uno studioso italiano del fenomeno religioso, Giovanni Filoramo: «Vi è una violenza inerente alla logica stessa della religione e ai suoi rapporti con il mondo del divino, intrinseca alle sue pratiche e ai suoi riti e questo a prescindere ora dalle differenti teorie, di tipo psicanalitico o etologico che hanno cercato di spiegare questo nesso». Il secondo è così delineato dal  maggiore studioso dei rapporti tra la violenza e il sacro, René Girard: «La violenza riguarda in primo luogo la natura umana: è una questione non direttamente religiosa, ma sociale e antropologica. Trasformare le religioni in capri espiatori della nostra violenza può, alla fine, avere solo l’effetto opposto».  Si tratta di due approcci valutativi di notevole importanza, in quanto possono determinare differenti atteggiamenti metodologici ed ermeneutici, tali da condizionare la comprensione degli eventi che oggi ci coinvolgono; in ciò comprendendo anche il confronto tra laicità e religione entro il nostro orizzonte culturale, come i recenti fatti di Parigi hanno evidenziato. In questa ottica, assume particolare rilievo l’ambigua e controversa nozione di fondamentalismo, soprattutto quando si intenda assumerla come categoria critica  applicabile a contesti storico-culturali e socio-religiosi  assai diversi tra loro, fatto salvo il legame ontologico riscontrabile tra modernità e quanto viene definito come fondamentalismo religioso. E’ entro un quadro di fondo così delineato che si colloca la complessa e per niente omogenea dimensione dell’Islam contemporaneo, comprese le sue espressioni di radicalismo violento di stampo jihadista. Appare necessario, dunque, ripercorrere le traiettorie principali che hanno denotato le diversificate reazione dell’Islam alla modernità, così come è stata veicolata dall’Occidente, dalla fine del XVIII secolo ad oggi. E’ in tale prospettiva che il Centro culturale Maritain, attraverso questo incontro, intende proporre una riflessione più ad ampio raggio su tematiche che sono divenute, spesso in modo tragico, parte integrante della realtà contemporanea.

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Venerdì 17 aprile 2015 ore 21:00

Incontro-dibattito sul tema:
"Internet dono di Dio"

Stefano Grossi, direttore dell’ISSR “B.I. Galantini” di Firenze
presenta il libro di Andrea Vaccaro
La linea obliqua.
Il ruolo della tecnologia nella riflessione teologica

Segue dibattito

“Internet è un dono di Dio” declama senza timore Papa Francesco per la Giornata mondiale delle comunicazioni. E due delle riflessioni ad andamento aforistico del recentissimo libro di Andrea Vaccaro suonano:  “45. E se il web l’avesse creato Dio? Lo stupore dinanzi alla natura, ai colori, ai paesaggi, alla purezza, al senso d’infinito … e se nel mezzo al giardino dell’Eden ci fosse stato un megaschermo con le potenzialità del web?”,  “46. Alla fine, però è proprio così. Dio ha creato la materia da cui il web; Dio ha creato l’intelligenza tramite cui il web; Dio ha creato le leggi dal cui studio il web. Dio ha creato l’essenza della tecnologia, che è il tocco divino lasciato nella mano dell’essere umano, da cui il web”.

A fronte delle apocalittiche letture della tecnologia da parte dei filosofi del Novecento e delle apprensive e spesso ansiogene diagnosi sull’uso di Internet da parte di sociologi, psicologi e intellettuali dei nostri giorni, il libro di Vaccaro riesce a proporre un’interpretazione decisamente ottimista del fenomeno tecnologico, rintracciando in esso una strategia essenziale per la realizzazione del Disegno concepito da Dio sin dalle origini del mondo.

“La tecnologia non è buona e non è nemmeno cattiva: dipende dall’uso che se ne fa”: questo è il refrain più comune in ordine all’argomento. Secondo Gunther Anders, più cupamente, il pericolo della tecnologia non dipende dal suo uso, ma è “implicito nell’essenza stessa della tecnica in quanto tale”. Melvin Kranzberg, ironicamente, incastonava la prima delle sue sei leggi della tecnologia nel principio: “La tecnologia non è né buona né cattiva. E nemmeno neutrale”. Vaccaro ribatte: “No. L’essenza della tecnologia è buona. È divina. È lo strumento-chiave per affrettare il mondo nuovo”.

Dopo un’attenta disamina della questione all’interno del recente Magistero ecclesiale, soprattutto a partire dal concilio Vaticano II, il libro si conclude con “le dieci azioni teologiche della teologia” che hanno il culmine nella capacità dei dispositivi più avanzati di prefigurare le realtà escatologiche e, infine, nella speciale “intimità che intercorre tra tecnologia e Spirito Santo”.

Dopo l’indagine filosofica sulla tecnologia (Bit Bang. La nascita della filosofia digitale, con G. O. Longo, Apogeo, 2014), Andrea Vaccaro, collaboratore di “Avvenire” e, quest’anno, impegnato in un seminario di “Cyberteologia” all’Istituto di Scienze Religiose, affronta la tematica da una prospettiva teologica. Il primo tentativo di una teologia della tecnologia.

Stefano Grossi, direttore dell’Istituto di Scienze religiose “Galantini” di Firenze e docente di Filosofia alla Facoltà teologica dell’Italia centrale, è uno dei maggiori osservatori dei rapporti tra la teologia e i fenomeni filosofici contemporanei.

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Sabato 17 gennaio 2015 ore 17:00

Incontro-dibattito sul tema:
La politica 'cambia verso'. E i cattolici?

Relatore Padre Bartolomeo Sorge

Segue dibattito

Il ritorno di padre Bartolomeo Sorge segna per noi un momento prezioso di riflessione e di confronto. Ricordiamo che egli è sempre stato presente in questi anni difficoltosi e complessi, in cui le vicende sia della chiesa che della società si sono complessificate, aggravate, inasprite, generando perplessità, indecisioni, discussioni, divisioni a volte anche laceranti. A cominciare dal 1976 quando, nella prima assemblea delle chiese italiane tenuta a Roma, la sua relazione finale suscitò adesioni e simpatie in molta parte della nostra chiesa e accese entusiasmo ricompattando le energie sopite e disperse di una comunità stanca e in parte anche delusa. Fu allora che la nostra chiesa, reagendo positivamente ed entusiasticamente alle sollecitazioni, dette vita a organismi che permangono ancora e che hanno profondamente inciso sulla nostra comunità. Da allora molta acqua è passata sotto i nostri ponti, le situazioni hanno subito alterne vicende, fino ai nostri giorni, quando, da una parte, con papa Francesco, l’atteggiamento della chiesa si fa più aderente ai dettati del Vaticano II, che affidava la responsabilità della politica attiva ai laici, superando un lungo e discutibile periodo che ormai sta alle nostre spalle; dall’altra, la stesa politica attiva sembra “cambiare verso” per molti motivi che rimane superfluo enumerare. Qualcosa di grande sta avvenendo sotto i nostri occhi: il nostro paese aveva bisogno di notevoli cambiamenti strutturali e questi, con molte difficoltà e polemiche, forse si stanno lentamente realizzando. Il nostro domani (così almeno si spera) non sarà quello di ieri e nemmeno quello di oggi.

Il problema politico dei cattolici si trascina ormai da lungo tempo, almeno da quando è venuto a mancare un partito di ispirazione cristiana che, bene o male, aveva raccolto la stragrande maggioranza di essi e incanalato la loro azione in favore del paese. Piano piano, sembra che le cose si stiano assestando intorno alla nuova situazione. Sembrano esaurite o quasi le nostalgie del partito di ispirazione cristiana, si accetta la diaspora pluralistica, di fatto, se non di diritto, estesa a tutti quanti i partiti, esistono ottime presenze di cattolici convinti e formati nell’attuale agone politico. Rimangono però ancora aperti due problemi, che attendono di essere urgentemente e comunitariamente affrontati e risolti: anzitutto, la formazione della nostra gente, in particolare dei giovani, alla dottrina sociale della chiesa, da molta parte almeno ignorata del tutto o quasi del tutto: un impegno che spetta anzitutto, anche se non esclusivamente, alla chiesa, ai suoi dirigenti, alle sue strutture esistenti, tutt’altro che in pari con le loro responsabilità; in secondo luogo, le modalità e l’efficacia della presenza dei laici cattolici all’interno della politica attiva. Sono state prospettate per questo diverse soluzioni, nessuna delle quali sembra aver raggiunto apprezzabili risultati. È possibile ritornare sui nostri progetti per ripensarli meglio e poter dar loro esistenza ed incisività? Perché non sembra proprio che la presenza cattolica abbia il suo sufficiente e decisivo influsso in un mondo che ha bisogno di tante cose, anzitutto però di idee sane e di corrispondente moralità, la cui assenza si fa sempre più pesante e pericolosa. Quali organismi si possono pensare per unire insieme le idee e le forze dei cattolici nel quadro del pluralismo, che sembra ormai una scelta irreversibile, naturalmente distinguendo bene fra politica tecnica e politica dei principi o politica morale? Domande cui è necessario dare una risposta quanto mai sollecita, perché siamo già in netto ritardo e da troppo tempo da parte di molti si attendono orientamenti e soluzioni soddisfacenti Un compito che spetta anzitutto ai laici. Le indicazioni magisteriali certo non mancano.

Queste (e altre) le domande della serata guidata da padre Sorge, in cui riconosciamo un maestro (purtroppo non sempre ascoltato) soprattutto in questi problemi. È augurabile che l’iniziativa incontri il favore e la partecipazione di molti e che sia coronata dall’attenzione che meritano sia la persona che il tema.

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Giovedì 6 novembre 2014, ore 21

Incontro-dibattito sul tema:
La Chiesa di Papa Francesco

Relatore Gianfranco Brunelli

Segue dibattito

Sorprendentemente uscito eletto dall’ultimo conclave, Papa Francesco continua ancora a sorprendere: si può dire che ogni giorno ci riserva una sorpresa. Impossibile presentare in breve spazio tutto quello che egli ha detto, tutto quello che ha fatto e quello che promette di fare nel futuro.

Con una malcelata fretta perché i tempi si sono fatti brevi e certe riforme ormai si impongono in modo impellente.

Lo potremo fare meglio in un incontro prolungato, guidati da un testimone qualificato dell’attuale vita della chiesa,  com’è il direttore della prestigiosa rivista “Il Regno”.

Forse la qualifica che riassume meglio  il carattere del nuovo pontificato, è quella che fa riferimento all’attento ascolto dei segni dei tempi che stanno bussando prepotentemente alle porte della chiesa. Più di ogni altro, Papa Francesco è il Papa dei segni dei tempi, delle sorprese dello Spirito Santo, dell’ascolto attento di quanto si muove all’interno della comunità che egli è chiamato a presiedere. In questo senso egli appare come la persona più indicata per l’attuazione completa degli insegnamenti del Concilio Vaticano II, il quale per arrivare alla sua completezza ha bisogno di una forte spinta e di indicazioni decise che si impongano all’intera comunità cattolica. Non ha senso parlare di un nuovo concilio, come si fa da alcune parti, se prima non si è attuato, almeno sostanzialmente, quanto il concilio precedente ha deliberato.

Un uomo dolce e benevolo, ma di forte volontà e di idee chiare. Tutto questo Papa Francesco l’ha dimostrato in particolare nella gestione dell’ultimo Sinodo dei Vescovi, dedicato coraggiosamente a uno dei temi più scottanti di questo momento e non soltanto.

Sorprendente la libertà che egli non soltanto ha concesso, ma che ha chiesto insistentemente ai padri sinodali: qualcosa che è apparso come una grande novità rispetto a tutti gli altri sinodi del passato. Con la stessa libertà e la stessa lungimiranza, appena finiti i lavori sinodali, egli ha detto  senza mezzi termini: “Ora pubblicate tutto”.

Tutto significa le concusioni votate e il numero dei voti che ogni proposizione ha ottenuto. Un metodo che chiama in causa tutta quanta la chiesa, che ora è sollecitata a riflettere seriamente specialmente sulle proposizioni che non hanno ottenuto la maggioranza qualificata dei votanti e cioè le decisioni riguardanti la comunione dei divorziati risposati e il comportamento relativo agli omosessuali.

Impossibile non mettere in luce, parlando di Papa Francesco, la sua attenzione ai poveri e la richiesta continua di una chiesa che viva e pratichi la povertà in tutte le sue espressioni. Egli porta con sé il pensiero della teologia e della prassi pastorale delle chiese sudamericane. Della povertà egli ha dato l’esempio con le sue scelte, come quella di non abitare nei palazzi pontifici ma in un semplice appartamento di una casa di accoglienza, e quella della rinuncia a tanti privilegi che la storia aveva accumulato attorno alla figura del pontefice. Ricordiamo ancora la sua insistenza sulla misericordia, sulla sinodalità sul valore dei gesti, di cui egli ha dato esempi semplicemente eclatanti.

Il discorso non finisce affatto qui. Una delle sue ultime sorprese è quella di aver definito Dio il “Dio delle sorprese”. Una verità non soltanto proclamata ma anche attuata nei suoi atteggiamenti. Per questo rimaniamo in attesa, con grande fiducia e speranza.

La “rivoluzione” di cui egli è protagonista è evidente che non deve finire a lui, ma arrivare a tutti coloro che lo venerano come pastore, specialmente a coloro che condividono con lui il ministero della presidenza della comunità cristiana.

Un Papa così non può che essere circondato da una chiesa che ne imita le mosse.

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Venerdì 4 aprile 2014, ore 21

Incontro-dibattito sul tema:

Lux Vivens
Il pensiero di Ildegarda di Bingen nel suo e nel nostro tempo

Introdurrà MICHELA PEREIRA della Società Internazionale per lo Studio del Medioevo Latino, già Professore Ordinario di Storia della filosofia medievale presso l’Università di Siena

Segue dibattito

Proclamata Dottore della Chiesa nel 2012, Ildegarda di Bingen aveva ricevuto dal papa Eugenio III, nel 1147, il permesso di divulgare le visioni che fin da bambina le si erano presentate – una forma di conoscenza delle cose umane e divine, che l’aveva resa ‘diversa’ fin dall’infanzia, accompagnandosi anche a malattie fisiche frequentissime.  La vita monastica, cui era stata destinata dalla famiglia all’età di otto anni, le permise di accedere alla cultura, in primo luogo biblica ma anche medica e musicale, e le offrì un contesto in cui valorizzare la sua sofferta capacità di contatto con la trascendenza: riconoscendosi ‘piuma portata dal vento dello Spirito’, canale di comunicazione fra Dio e l’umanità del suo tempo, seppe leggere il senso segreto della creazione come contesto in cui la procreazione e il lavoro umano collaborano allo svolgimento delle opere divine.

A partire dalle visioni, elaborò una complessa concezione del destino dell’umanità verso la salvezza, cui dette forma nelle tre opere ‘profetiche’ (Liber Scivias, Liber Vitae Meritorum, Liber Divinorum Operum), in una vasta enciclopedia scientifico-medica, e in numerose liriche da lei stessa musicate (Symphonia Harmoniae Caelestium Revelationum). La sua descrizione delle visioni trovò anche espressione in due cicli di miniature – il primo dei quali prodotto sotto la sua personale supervisione – che si collocano ai livelli più alti dell’arte medievale.

I suoi contemporanei la chiamarono ‘Sibilla del Reno’, sottolineandone spontaneamente il legame con l’antica tradizione di sapienza femminile, e ancora oggi la ricchezza del suo pensiero, la bellezza della sua musica, la sua conoscenza profonda del mondo naturale e dei rimedi erboristici ne fanno una figura ammirata in tanti contesti diversi e il suo pensiero aperto all’immaginale manifesta ancora oggi con forza la sua fecondità ispiratrice.

Michela Pereira, (Pistoia, 1948), laureatasi all’università di Firenze, ha insegnato come Professore Ordinario di Storia della filosofia medievale all’Università di Siena fino al 2011.  Attualmente prosegue, in collegamento con la SISMEL (Società Internazionale per lo Studio del Medioevo Latino – Firenze), le proprie ricerche storico-filosofiche, focalizzate in particolare sul rapporto fra filosofia, scienze del corpo e pratiche di trasformazione artificiale nel Medioevo e nella prima Età Moderna.

Mantiene inoltre un’attiva presenza nell’ambito italiano degli studi delle donne, con contributi storici e teorici.

A Ildegarda di Bingen, che si trova idealmente all’incrocio dei due interessi portanti della sua ricerca, ha dedicato numerosi studi a partire dal 1980, col saggio Maternità e sessualità femminile in Ildegarda di Bingen. Proposta di lettura (pubblicato nel n. 44 di «Quaderni storici») fino al contributo più recente, Vedere nell’ombra. La conoscenza profetica nelle opere di Ildegarda di Bingen (in Profezia, filosofia e prassi politica, a c. di G. Garfagnini e A. Rodolfi, Pisa 2013).

Insieme a Marta Cristiani ha pubblicato per la casa editrice Mondadori, nella collana “I Meridiani – Classici della Spiritualità” la prima traduzione italiana integrale del Liber divinorum operum di Ildegarda (in ristampa nella nuova serie dei Meridiani Paperbacks, uscita prevista maggio 2014).

Vive e lavora a Pistoia, mantenendo un costante collegamento con gli ambienti internazionali della ricerca filosofico-medievale e degli studi delle donne.

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Venerdì 7 marzo 2014, ore 21

Incontro-dibattito sul tema:

Etica & laicità

Introdurrannno GIORGIO BOGI già Ministro della Repubblica e STEFANO CECCANTI dell’Università La Sapienza di Roma

Segue dibattito

Si tratta di un confronto tra un uomo politico e un costituzionalista che si sono incontrati e hanno collaborato a Palazzo Chigi e al Parlamento e hanno percorso le vie dell’etica politica e dei valori umani, civili e istituzionali in uno Stato di diritto e in una Repubblica democratica. Ci diranno il loro pensiero su laicità ed etica che dovrebbero basarsi sulla comprensione ed il confronto.

La comprensione. “Lo storicismo porta il laico ad accettare il mondo in tutti i suoi aspetti. Certo, egli non lo approva affatto in tutto, anzi spesso lo disapprova: la dura, crudele e instancabile animalità del mondo e delle sue istituzioni colpisce e lascia sgomento il laico, non lo approva, però lo ‘comprende’ e per sua natura predisposto a comprenderlo.”

Il confronto. Scoppola ha scritto: “il dialogo esige il rifiuto dell’integralismo, di ogni integralismo religioso o laico; dell’atteggiamento spirituale che nasce dalla pretesa di un possesso della verità come cosa propria e che perciò nega la trascendenza”.

Solo la giustificazione che affronta il confronto aperto può trasformare il potere in diritto e l’obbedienza in dovere e può rendere consensuale ogni scelta giuridica anche formalmente corretta e democratica. A questo punto è necessario considerare se le culture, i mondi e i partiti laici e cattolici consentono questo tipo di rapporto-confronto nella ricerca della giustificazione e del consenso della collettività.

I due relatori, Bogi e Ceccanti, hanno sicuramente avuto un percorso politico culturale diverso. L’uno ha vissuto la temperie dei valori del Risorgimento, del Mazzinanesimo, dell’azionismo, del repubblicanismo. L’altro il percorso dello studioso di ispirazione cristiana e di tutore dei valori imprescindibili della Costituzione della Repubblica italiana. Costituzione che ha in sé i fondamenti della convivenza civile e della giustizia sociale, una giustizia sociale senza aggettivi.

GIORGIO BOGI

Maturità classica, laurea in medicina e chirurgia, specializzazioni in anestesiologia e malattie apparato respiratorio. Primario di Fisiopatologia respiratoria

Membro Direzione nazionale del Partito Repubblicano dal 1972 al 1994, segretario nazionale nel 1993-1994. Deputato dal 1972 al 2006 (per PRI e, dopo scissione del partito, per DS). Più volte sottosegretario al Ministero delle poste eTLC nel periodo 1980-1987 (con incarichi esclusivi attinenti a TLC e sistema televisivo). Presidente della Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati dal 1987 al 1991. Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del ministri e Ministro dei Rapporti con il Parlamento nel Governo Prodi (1996-1998).

STEFANO CECCANTI

Laureato in scienze politiche, è stato presidente della Federazione universitaria cattolica italiana (FUCI) dal 1985 al 1987.

È stato senatore nella XVI Legislatura in Piemonte.

Nel 1993 è stato promotore del Movimento dei Cristiano Sociali, sotto le direzioni di Pierre Carniti, Ermanno Gorrieri, Giorgio Tonini e Mimmo Lucà.

È professore ordinario di diritto pubblico comparato presso la Facoltà di scienze politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma

Collabora con diverse riviste di settore ed è commentatore costituzionalista per diversi quotidiani nazionali e per la televisione.

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Venerdì 28 febbraio 2014, ore 21

Incontro-dibattito sul tema:

Inchiesta su Maria

dal libro di CORRADO AUGIAS e MARCO VANNINI

Introdurrà MARCO VANNINI, autore del libro e LUCETTA SCARAFFIA dell’Università La Sapienza di Roma

Segue dibattito

È uscito da qualche mese, terzo di una fortunata serie, il libro “Inchiesta su Maria”, in cui Corrado Augias, giornalista lontano da qualsiasi fede religiosa, si propone di sviscerare questioni storiche e teologiche riguardanti la figura della madre di Gesù, spesso delicatissime, nella forma del dialogo con Marco Vannini, grande studioso di mistica.
Ne risulta un’indagine ricchissima di notizie, informazioni e riflessioni stimolanti, forse sconvolgenti per le impostazioni più tradizionali e devozionali: tuttavia, ad un Augias che si avvicina alla storia del culto mariano con il piccone demolitore e un po’ superficiale della mentalità illuministica, Vannini risponde con rispetto profondo e amore per la figura di Maria e quello che essa ha suscitato nei secoli.
Vannini affronta i temi della verginità di Maria, della sua assunzione in cielo, della vicinanza di questa figura ai miti pagani della Grande Madre, finanche delle apparizioni e delle visioni mariane da un’interessante e per certi versi sorprendente prospettiva, che non ignora certo l’indagine esegetica e storico-scientifica, ma offre sempre al lettore diversi livelli di lettura, evitando così la superficialità con cui Augias – e con lui il normale senso comune – liquiderebbe la faccenda. Per esempio, tenendo in considerazione anche le scoperte della psicologia del profondo, Vannini fa notare come la costruzione della figura della Madonna non sia semplicemente il frutto di una mentalità prescientifica ormai superata, ma qualcosa che è capace di far luce nel profondo della nostra anima: “la presenza benevola di Maria nel profondo della psiche accompagna dall’inconscio verso le regioni superiori, verso il cielo”.
A livello spirituale, poi, i dogmi mariani della verginità e della maternità divina sono letti come archetipi di ciò a cui ogni uomo è chiamato: all’umiltà e alla rinuncia totale di sé (la verginità) perché nel vuoto del distacco dalla propria egoica volontà possa nascere lo Spirito (maternità divina). «Vergine è l’anima che ha rinunciato all’amore di sé, ed è in essa che nasce immediatamente il divino, perciò la verginità è, insieme, feconda». Teresa di Lisieux alludeva a questo scrivendo “Maria è una di noi”.

Lucetta Scaraffia è professore associato di Storia Contemporanea all’Università La Sapienza di Roma. Studiosa di storia delle donne e di storia religiosa, ha dedicato lavori a Santa Rita da Cascia, Santa Teresa d’Avila e a Santa Francesca Cabrini; ha pubblicato una ricerca sul santuario di Loreto e la costruzione dell’identità italiana e un articolo sul santuario de La Salette. Collabora con Avvenire, Corriere della Sera, Osservatore Romano.

Marco Vannini si dedica da sempre allo studio della mistica: il suo contributo indubbiamente più grande è stata la traduzione dell’intera opera di Meister Eckhart; ha curato, tra l’altro, le edizioni del Pellegrino Cherubico di Silesio e dello Specchio delle anime semplici di Margherita Porete ed ha diretto la collana “I Mistici” di Mondadori, pubblicando così una trentina di autori di ogni epoca. Ha scritto, tra l’altro, una Storia della mistica occidentale, che va – come recita il sottotitolo – dall’Iliade a Simone Weil.

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Venerdì 6 dicembre 2013, ore 21

Incontro-dibattito sul tema:

Albert Camus
un laico in ricerca

Nel centenario della nascita

Introdurrà FRANCESCO GAIFFI

Segue dibattito

Ad un mese esatto di distanza dal centenario della nascita di Albert Camus, il Centro culturale Maritain intende proporre un omaggio ed una riflessione pubblica allo scrittore e saggista che vinse il Nobel per la letteratura nel 1957 e che è noto – insieme a Jean Paul Sartre – come uno degli esponenti di spicco dell’esistenzialismo francese.

Nato a Mondovi (l’attuale Dréan), in Algeria, impegnato attivamente  nella resistenza anti-nazista, Camus riversa in una serie di capolavori letterari-filosofici le problematiche individuali e collettive dell’uomo in ricerca che, non assistito dalla fede, deve faticare ancor più per trovare valori e principi su cui fondare la propria esistenza.  Lo straniero e Il mito di Sisifo del 1942, La peste del 1947, L’uomo in rivolta del 1951, La caduta del 1956 presentano, con personaggi finemente tratteggiati e situazioni sempre sull’orlo dell’assurdo e del non senso, in forma di narrazione, di rappresentazione teatrale o di saggio, le forme variegate dell’angoscia tipica dell’esistenzialismo.

“Se Dio non esiste, tutto è permesso” scriveva Dostoevskij e Camus risponde confermando la difficoltà di stabilire linee di confine e direzioni di marcia da parte di coloro che sono convinti proprio che “Dio non esista”.

Eppure, dinanzi a questa impossibilità del credere, Camus non rinuncia a cercare, a scavare nelle pieghe dell’esistenza, a premere contro le pareti dell’insignificanza, offrendo una dimostrazione di integrità morale e di onestà intellettuale che può servire come modello per tutti. E non rinuncia neppure al dialogo e alla collaborazione anche con coloro che la pensano diversamente per organizzare un mondo migliore, come raffigurano intensamente il teologo gesuita Paneloux e il medico ateo Rieux che, nel romanzo La peste, si trovano uniti nel tentare di strappar via il male dal mondo, rappresentato in questo caso propria dalla diffusione della malattia. Mentre si danno la mano, il medico dice: “Quelle che odio è la morte e il male, lei lo sa. E che lei lo voglia o no, noi siamo insieme per sopportarli e combatterli” e l’uomo di chiesa, trattenendo strettamente la mano dell’interlocutore risponde: “Lei vede, Dio stesso ora non ci può dividere”.

Uno scambio di battute rimaste incastonate nella storia della letteratura, come molte altre di Camus.

A.V.

A volte i morti sono più vicini a noi dei vivi (da una conferenza a Stoccolma in occasione del ricevimento del Nobel).

La nostra sola giustificazione, se ne abbiamo una, è di parlare in nome di tutti coloro che non possono farlo (da L’artista e il suo tempo).

La politica e il destino degli uomini sono foggiati da individui senza ideali e senza grandezza. Chi ha grandezza in sé non fa politica. (da Taccuini).

Una letteratura disperata è una contraddizione in termini. (da L’estate).

L’uomo è il solo animale che rifiuti di essere ciò che è.

C’è Dio o il tempo, la croce o la spada. O il mondo ha un senso più alto, o nulla è vero al di fuori di tali agitazioni.

Come essere santi senza Dio: è questo il problema maggiore della vita.

Conosco un solo dovere: quello di amare.

Scarica la scheda del 6 dicembre in PDF

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Venerdì 8 novembre 2013, ore 21

La Leggenda del Grande Inquisitore, una storia che parla di noi

Una metafora di grande attualità, una storia capace di suggestionare ed influenzare – allora come oggi – alcuni fra i più grandi pensatori della nostra tarda modernità, ma anche un’acuta e preziosa lezione sulle diverse e spesso antagoniste modalità con cui l’uomo rappresenta se stesso ed il mondo che lo circonda. Questo l’idea di fondo del volume “Il Grande Inquisitore. Attualità e ricezione di una metafora assoluta” (Mimesis Edizioni, 314 pagine, 24 euro), presentato venerdì 9 novembre presso il Seminario vescovile di Pistoia – come primo dei tradizionali incontri letterari, filosofici, teologici ed etici realizzati a cura del Centro Culturale “J. Maritain” – ed introdotto da Francesca Ricci, che nell’ambito della Scuola diocesana di teologia terrà, nel mese di gennaio, alcune lezioni aperte a tutti proprio sul tema de “La risposta di Cristo al male”, contenuta nel poema dostoevskijano.

Da Max Weber ad Albert Camus (il prossimo incontro del Centro “J. Maritain”, venerdì 6 dicembre alle ore 21, a cura di Francesco Gaiffi, sarà incentrato proprio sulla figura del filosofo e scrittore francese, Nobel per la Letteratura nel 1957), da Sigmund Freud a Hannah Arendt, numerosi sono gli intellettuali che, nel corso del Novecento, si sono confrontati con il racconto che Dostoevskij, all’interno de “I fratelli Karamozov”, fa narrare dall’ateo Ivan al fratello Alëša, devoto credente. Anche lo stesso Jacques Maritain – come ha svelato Enrica Fabbri, nel corso della presentazione del volume – si è, del resto, frequentemente interrogato, nel fitto scambio di corrispondenza intrattenuto con il teologo ginevrino Charles Journet, sulle diverse possibili interpretazioni della Leggenda e della sua simbologia.

“Che si tratti di filosofi, teologi, di studiosi di politica o di psicologi, di giuristi o letterati, la Leggenda è assunta da tutti come un banco di prova da cui passare necessariamente per comprendere la propria epoca”, spiegano, nella loro introduzione al saggio, le due curatrici ed autrici Enrica Fabbri, dottore di ricerca in studi politici ed insegnante di filosofia, e Renata Badii, dottore di ricerca in filosofia politica ed assegnista presso la Scuola Sant’Anna di Pisa.

Il corposo volume – la cui stesura ha impegnato a lungo, fin dal 2009, le due giovani e brillanti filosofe toscane, l’una pistoiese e l’altra aretina, in origine colleghe nei gruppi di ricerca dell’Università di Firenze – si scinde e si articola, perciò, in due distinte sezioni, l’una ad integrazione e compendio dell’altra: così, se la prima parte è volta a proporre una riflessione filosofica sulla rilevanza e l’attualità del racconto dostoevskijano nell’epoca moderna, avvalendosi degli interventi di Laura Bazzicalupo, Simona Forti e Gustavo Zagrebelsky, la seconda, più ampia grazie al contributo di numerosi autori, è invece intenta ad offrire una mappatura, quanto più completa possibile, della ricezione della Leggenda all’interno della cultura europea novecentesca. Un percorso di indagine che si pone semplicemente come stimolo e spunto per ulteriori analisi e nuove riflessioni, perché “in fondo, il senso di ogni ricerca è quello di accendere l’interesse di altri interpreti, per essere presto superata da una nuova indagine”, dicono le autrici.

“C’è un supplemento teologico da adottare per comprendere la Leggenda” – ha chiarito, a questo riguardo, monsignor Giordano Frosini, nel corso dell’incontro di presentazione del testo – “In tutte le interpretazioni manca infatti la considerazione che Dio è un Dio diverso, umile e dimesso. Ha rispettato gli uomini ed ha lasciato loro la libertà e per questo viene criticato”.

Il volume, pubblicato all’interno della collana “Filosofia politica” di Mimesis con il contributo delle unità di ricerca dei Dipartimenti di Filosofia dell’Università di Firenze (coordinatrice Elena Pulcini) e di Culture, Politica e società dell’Università di Torino (coordinatore Pier Paolo Portinaro), si è avvalso anche dei fondi di ricerca del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e del Progetto PRIN 2009 “Passioni e politica nell’età globale”, diretto da Elena Pulcini. Il testo è ordinabile presso la libreria San Jacopo di Via Niccolò Puccini.

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Giovedì 11 aprile 2013, ore 21

Buddismo e cristianesimo:
è possibile un’intesa?
Interverranno LUCIANO MAZZOCCHI dell’Associazione Vangelo e Zen e ROBERTO CARIFI, saggista
Al cuore del libro Il Vangelo e lo Zen, di Luciano Mazzocchi e Annamaria Tallarico, è posto un confronto tra l’essenza del cammino cristiano e l’essenza del cammino zen. Per ognuno dei due percorsi vengono individuati tre elementi: l’aspetto esteriore protettivo (la buccia del frutto), quello intermedio nutritivo (la polpa del frutto) e quello centrale, l’essenza vera e propria (il seme come principio vitale).
Per il cristianesimo, l’elemento esteriore è l’eucaristia, perché intorno ad essa si forma la comunità; l’ambiente, per così dire, nutritivo è la Pasqua di risurrezione, cammino e passaggio; il principio vitale è il regno dei cieli, ove unica legge è l’amore. Dopo questa rivelazione, che costituisce il culmine della Parola, non rimane che l’esperienza della vita eterna.
Per lo zen, il primo aspetto è costituito dallo zazen, il corpo e lo spirito unificati nel silenzio, inazione e rinuncia ai propri pensieri, quello stato che si raggiunge con la nota posizione delle gambe incrociate e la mano sinistra nella destra con i pollici a formare un cerchio: la posizione della consapevolezza. L’elemento nutritivo, poi, è l’applicazione della nostra energia vitale, presenza ed abbandono al contempo, direzione non controllata. Il principio vitale, infine, è la Via, la Via incommensurabile, la Via indescrivibile, la Via che tutto abbraccia.
“Personalmente respiro le due essenze praticando ogni giorno l’eucaristia e lo zazen, con il massimo della dedizione”, confida don Mazzocchi.Uno dei principali testi magisteriali della storia recente sui rapporti tra cristianesimo e altre religioni, il documento Dialogo e annuncio, sottolinea l’importanza delle varie forme del dialogo interreligioso ed elenca:
“Il dialogo della vita, dove le persone si sforzano di vivere in uno spirito di apertura e di buon vicinato, condividendo le loro gioie e le loro pene, i loro problemi e le loro preoccupazioni umane;
il dialogo delle opere, dove i cristiani e gli altri collaborano in vista dello sviluppo integrale e della liberazione della gente;
il dialogo degli scambi teologici, dove gli esperti cercano di approfondire la comprensione delle loro rispettive eredità religiose e di apprezzare i valori spirituali degli altri;
il dialogo dell’esperienza religiosa, dove persone radicate nelle loro tradizioni religiose condividono le loro ricchezze spirituali, per esempio per ciò che riguarda la preghiera e la contemplazione, la fede e la ricerca di Dio e dell’Assoluto”.

Il Centro culturale Maritain si inserisce in questa prospettiva e, dopo aver proposto
confronti tra posizioni atee e cristiane su domande centrali dell’attuale panorama scientifico e filosofico, cerca di sollecitare approfondimenti ed aperture nel dialogo tra cristianesimo e buddismo, per un altro incontro all’insegna della cultura, della spiritualità e dello scambio.

A. V.

La presenza di Roberto Carifi è per noi di grande importanza per la stima che nutriamo al nostro poeta e filosofo cittadino. Le sue simpatie per il buddismo, nonostante la sua fede cristiana, sono note a tutti. Confidiamo che questo piacere sia condiviso da molti.

Il centro culturale Maritain

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Mercoledì 20 febbraio 2013, ore 21

Un mondo diverso è possibile
La vocazione “rivoluzionaria” del cristiano

L’ultimo testo di Giordano Frosini sarà presentato da
GASTONE SIMONI, vescovo emerito di Prato
UGO DE SIERVO, presidente emerito della Corte Costituzionale
Un mondo diverso è possibile
Il testo che presenteremo esce in un periodo particolarmente delicato della nostra storia, la cui somiglianza con quella degli anni ‘30 del secolo scorso ha consigliato il recupero (nell’ispirazione di fondo e nel titolo) del pensiero di Emmanuel Mounier, colui che allora scosse fortemente la comunità cristiana col suo pensiero lucido e tagliente, consegnato a pubblicazioni che mantengono ancora la loro attualità. “L’individualismo – scriveva allora il filosofo francese – ha sostituito alla persona un’astrazione giuridica senza sostegni, senza stoffa, senza contorno, senza poesia, intercambiabile, abbandonata alle prime forze che capitano. Il capitalismo si è sovrapposto a questo non essere con la sua monotona unità di misura, il denaro, coi suoi sentimenti già bell’e fatti, le sue idee già pronte, la sua stampa addomesticata, la sua educazione su misura, il suo giuridismo da caserma, e – sotto la maschera dei vecchi ideali – ha spinto l’anarchia fino alla peggior tirannide, quella tirannide anonima che unisce un magma d’anime senza colore e senza resistenza”. Una società in balia della ricchezza e della miseria, “l’una e l’altra sterilizzatrici dei veri splendori umani”.
Una situazione stagnante, non solo da un punto di vista economico, ma soprattutto morale, in cui “il popolo deve essere destato: il che significa che il popolo dorme”. Anche il popolo cristiano, di cui il cinquantenario del Vaticano II richiama gli accenti vivaci e rivoluzionari ancora nascosti nelle pagine conciliari. La ricerca quasi spasmodica di linee politiche di carattere moderato (l’antico moderatismo cattolico che non muore mai) fa ripensare ai testi infuocati di Mounier che sembrano scritti ai nostri giorni: “Mi ricorderò a lungo dello schiaffo che poco prima della guerra si riceveva in un paese vicino al nostro, da mille piccoli affissi che da un muro all’altro ripetevano: ‘Contro ogni avventura votate cattolico’. L’elezione in base a quegli affissi, di certi collegi particolarmente eclettici, ne fu, ahimè, un eloquente commento. Sono passati diciannove secoli da quando gli ebrei di Tessalonica trascinarono Giasone e i suoi fratelli davanti ai Politarchi e li presentarono dicendo: ‘Costoro mettono sottosopra il mondo’. Sono passati diciannove secoli da quando S. Paolo scriveva: ‘Ubi Spiritus Domini, ibi libertas’”.
Non importa imitare lo stile suggestivo e per noi un po’ retorico del grande personalista comunitario; noi continuiamo a esprimerci con lo stile pacato che ci è proprio, ma l’auspicio è che la severità evangelica e il perentorio richiamo alle proprie responsabilità arrivi ugualmente almeno ai lettori cristiani.
Molta acqua è passata sotto i nostri ponti, comprendendo anche quelli del Tevere. La politica è realtà molto sensibile al cambiare dei tempi e la teologia ha il dovere di seguirne fedelmente i percorsi. Il tutto è stato fatto senza inutili appesantimenti, riducendo al minimo riferimenti e note ed eliminando anche la bibliografia finale.
Una cosa non è cambiata rispetto al passato: la crisi della politica, che soprattutto il mondo occidentale si porta dietro ormai da diversi decenni. In questo tempo non sono certo mancati suggerimenti, rimproveri, orientamenti, richiami perfino clamorosi e radicali, ma se qualcosa si impone oggi alla nostra attenzione è l’aggravamento della situazione, arrivata oltre le normali soglie della sopportazione di un popolo, sempre più lontano dalla sua necessaria partecipazione e collaborazione in un settore di vita che lo riguarda quotidianamente da vicino. È giusto ripetere che, se tu non ti interessi della politica, la politica si interessa di te. Il cristiano poi ha anche altri motivi per non vivere ai bordi del campo, in una dimenticanza certamente colpevole della sua fede e degli atteggiamenti che da essa derivano.
Un altro tratto dovrebbe colpire il lettore attento: il tono positivo, anche parzialmente ottimistico che sorregge lo scritto, pure non ignorando la stanchezza ben visibile tanto nella produzione letteraria quanto nella sensibilità della base. Una insorgenza dell’ottimismo della volontà rispetto al pessimismo della ragione?

G.F.

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Venerdì 15 febbraio 2013, ore 21

Incontro-dibattito sul tema:  Perché l’essere e non il nulla?

Interverranno TELMO PIEVANI dell’Università di Padova e PIERO CODA, dell’Istituto Universitario Sophia
Segue dibattito
“Perché l’essere e non il nulla?” la domanda coniata per primo da Goffredo Leibniz ha attraversato fino a noi tutto il tempo intercorso. Una domanda radicale che l’uomo non può non porsi e che di fatto si è sempre posta quasi istintivamente, alla ricerca del perché delle cose e di se stesso. Essa si può formulare in diverse maniere, più o meno scientifiche, ma non risparmia nessuno. Altri filosofi, dopo Leibniz, come Schelling, Heidegger, hanno fatto propria la stessa questione. Recentemente, in forme quasi scherzose, Jean d’Ormesson, ha riproposto lo stesso problema. Norberto Bobbio ha confessato che questa domanda gli martellava continuamente la sua testa, senza lasciare di importunarlo.
La risposta è stata fino a poco tempo fa sostanzialmente unanime e favorevole all’esistenza di un essere superiore e assoluto, creatore del cielo e della terra. Oggi, sulla base soprattutto delle teorie evoluzionistiche, non di rado si arriva a pensare diversamente. Creazione senza Dio intitola un suo libro Telmo Pievani. È possibile? E, se sì, come questo può avvenire? Dal nulla può provenire l’essere? La molecola iniziale che ha dato origine all’universo con il big bang di quindici miliardi di anni fa quale altra provenienza può avere? Lasciare la domanda sospesa non equivale a rinnegare quelli che fin dall’antichità furono chiamati i principi primi della mente umana? Così si è sempre ragionato: il primo esistente, da cui proviene poi per evoluzione tutto il resto, o ha in sé la ragione sufficiente della sua esistenza, oppure rimanda più oltre. Nel primo caso si avrebbe, comunque lo si voglia chiamare, una forma di panteismo; per questo non pochi filosofi cattolici negano l’esistenza di un ateismo vero e proprio: anche inconsapevolmente, l’ateo finisce col porsi all’interno della categoria dei panteisti, di cui la migliore espressione rimane Baruch Spinoza con la sua formula Deus sive natura (Dio o la natura).
La domanda continua ancora a inquietare e non ha perduto nulla della sua antica problematicità e della sua importanza. Dalla risposta che le si dà dipende la questione del senso della vita e dell’intero Universo che ci circonda. Sono le questioni fondamentali dell’uomo, le domande che mettono a dura prova le risorse della ragione umana.
Nella serata, gli oratori metteranno a confronto le due posizioni opposte: il primo, Telmo Pievani, autore di diversi testi sull’argomento, darà una sua spiegazione in conformità alle sue convinzioni. Dall’altra parte, Piero Coda, uno dei teologi più accreditati non soltanto nel nostro paese, proporrà la soluzione tradizionale.
È lo stile del confronto scelto quest’anno dal Centro Culturale Maritain nel tentativo di un dialogo franco e sereno, che non prevede né vinti né vincitori, ma soltanto la presentazione delle proprie convinzioni, per un reciproco approfondimento.
È il cosiddetto “metodo del cortile dei gentili”, uno sforzo di riflessione chiesto alle due parti in causa.

R.

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Mercoledì 16 gennaio 2013, ore 21

Incontro-dibattito sul tema:  Il Concilio Vaticano II: due punti di vista

Interverranno PIETRO DE MARCO dell’Università di Firenze e SERENA NOCETI, della Facoltà Teologica dell’Italia Centrale
Segue dibattito

Nonostante i cinquant’anni trascorsi dal suo inizio, il Concilio Vaticano II continua ancora a essere oggetto di discussione e di polemica, qualche volta decisamente dure e sopra i righi. La serata è destinata a ricostruire almeno alcuni punti fondamentali che sono in questione, cominciando dalla interpretazione generale che rimane naturalmente alla base dell’intera polemica. Prospettiamo la discussione dei due relatori della serata.

Per il primo relatore i difetti di una certa valutazione del Concilio “prima che nei libri, è sotto i nostri occhi. La manierata evocazione del Vangelo, in scrittori e scrittrici di cose ecclesiali e spirituali, che sulla stampa e nell’editoria cattolica passano per ‘teologi’, non fa mai menzione significativa della Tradizione. Per l’Eucaristia circola quasi ovunque il superficiale verbiage della mensa e del mangiare insieme, contro la dimensione sacrificale e contro (più o meno consapevolmente) la Presenza reale. L’Ordine sacro è declassato quanto a sacralità e a peculiarità ontologica, ed è schiacciato sulle sue funzioni ‘umane’. Il Magistero è ignorato nella sostanza, tollerato ‘per obbedienza’. La Vergine Maria è presente dove la personale devozione lo chiede al singolo sacerdote, o a qualche teologo, ma non appartiene all’impalcatura della fede (se qualche ‘impalcatura’ vi è ancora) che essi trasmettono. Aggiungo: in tale movimento (anzi: smottamento) indotto dall’intelligencija ecclesiale che si richiama allo ‘spirito’ del Concilio, non sorprende che l’ecumenismo sia oggi infine poco praticato, poiché nell’ordine della dottrina della fede siamo molto al di là, in termini di dissoluzione dogmatica, di ciò che la tradizione protestante non secolaristica, per non dire l’Ortodossia, credono ancora. In termini storici siamo nella somma o confusione di terreni ereticali secolari. Modernismo, in senso tecnico.”

Parole gravi a cui fanno riscontro le osservazioni della seconda relatrice, la quale, rifacendosi a un discorso del cardinal Carlo Maria Martini, afferma la necessità di una rigorosa recezione delle grandi idee conciliari: “Inculturazione del vangelo, sinodalità delle Chiese locali e nelle Chiese locali, ridefinizione della propria identità in un cammino ecumenico coinvolgente tutti, che non separi la spiritualità per tutti e la ricerca teologica di pochi, che riconosca con maggiore forza il rinnovamento prospettico segnato dal conciliare ‘subsistit in’ (LG 8), riconoscimento di essere pellegrini nel mondo con il resto dell’umanità, laicità, essere popolo sacerdotale profetico mi sembrano gli snodi qualificanti della prossima fase di recezione. Con particolare rilievo va infine segnalato il passaggio in cui si richiama con forza la Chiesa a essere povera a immagine del Cristo; occorre valutare su questo elemento d’identità il rapporto con il potere, la scelta dei beni materiali, dei mezzi necessari alla missione. La scommessa di una nuova Chiesa, segno significativo nel mondo di oggi, di un nuovo volto capace di interpellare profondamente le coscienze dentro e fuori il contesto ecclesiale, si gioca su questo punto in modo radicale. Qui ci siamo allontanati dal Concilio, l’abbiamo ‘tradito’ e addomesticato con compromessi indebiti.”

Anche se i punti segnalati sono in parte diversi, si capisce che un accordo fra le due opinioni risulta ancora molto difficile.

La questione è tutt’altro che secondaria e non può non interessare tutti, in particolare coloro che nella comunità assolvono il ministero della presidenza.

R.

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CENTRO CULTURALE “J. MARITAIN”
Seminario Vescovile – via Puccini, 36 – Pistoia

Martedì 18 dicembre 2012, ore 21

Incontro-dibattito sul tema:  Chi ha fondato il cristianesimo?

Interverranno REMO CACITTI dell’Università di Milano e ROMANO PENNA, dell’Università Lateranense.
Segue dibattito

La questione su chi ha fondato il cristianesimo s’intreccia con quella su chi era storicamente Gesù. A quest’ultima domanda cercò di dare una risposta, nel XVIII secolo, Reimarus. A. Schweitzer scriveva (Storia della ricerca sulla vita di Gesù, 86) che «Prima di Remarius nessuno aveva tentato di comprendere storicamente la vita di Gesù». Della sua opera, com’è noto, Lessing pubblicò frammenti postumi, fra i quali leggiamo: «Io credo che vi siano forti motivi per tenere ben distinto ciò che gli apostoli raccontano nei loro propri scritti da ciò che Gesù nella sua vita ha realmente espresso e insegnato» (I frammenti, 358). Come scriveva G. Barbaglio («Gesù», in Dizionario del Sapere storico-religioso del Novecento, p. 923) «nasce così la diade “Gesù storico e Cristo della fede” che avrà lunga vita». Secondo Remarius Gesù si sarebbe battuto per la libertà del suo popolo, ma fu sconfitto e crocifisso dai romani. Allora i suoi discepoli interpretarono la sua morte come fosse stato un sacrificio espiatorio dei peccati dell’umanità, presero di nascosto il suo cadavere e lo proclamarono messia. Per Reimarus «il suo scopo non era stato quello di soffrire e morire, ma quello di stabilire un regno terreno e di liberare gli ebrei dalla prigionia; in questo Dio lo aveva abbandonato, in questo era andata vana la sua speranza»; per cui «dopo la morte di Gesù, per la prima volta è stata inventata la nuova dottrina di un redentore spirituale sofferente, semplicemente perché la pura speranza era andata a vuoto» (I frammenti, 454).

Nel non breve percorso compiuto da questa «diade», percorso che cercava di avvalersi di una lettura «storica» della vita di Gesù e, di conseguenza dell’origine del cristianesimo, vi sono stati tentativi di mostrare, in base a un approccio razionalistico, un Gesù mitico, in ordine alla spiegazione dei fatti soprannaturali dei racconti evangelici (per esempio D.F. Strauss nel suo Das Leben Jesu 1835-36). Quest’ultima corrente interpretativa della figura di Gesù ha visto molti esponenti, fra i quali il più noto fu E. Renan, fino ad arrivare al recente G.A. Wells, autore di The Jesus Myth (1999).

Le varie scuole che hanno cercato di studiare Gesù come personaggio storico, al di là di ogni intenzionalità apologetica (anche se spesso mostrando un’apologetica al contrario) hanno poi conseguentemente fatto emergere la questione se ciò che viene predicato dalle comunità cristiane, dalle origini fino ad oggi, corrisponda davvero al pensiero di Gesù; se, in sostanza, Gesù non abbia mai ideato né pensato la costituzione di una comunità che si distanziasse nettamente dal giudaismo.

Ben inteso, oggi è evidente che una separazione netta Gesù/Giudaismo, così come potrebbe sembrare emerge per esempio dal vangelo di Giovanni, non va intesa come il risultato di un progressivo rifiuto dei «cristiani» rispetto ai «giudei». Gesù, quando predicava e operava per le strade della Galilea e della Giudea, aveva davvero in mente di «creare» una nuova religione? Forse per capire bene chi sono i primi membri della comunità post-pasquale sarebbe necessario capire come era strutturato, nelle sue varie correnti, il giudaismo del primo secolo e scoprire, fra le tante ipotesi, che Gesù apparteneva o rappresentava una particolare corrente giudaica del tempo; per esempio, come qualcuno dice, a una corrente di tipo apocalittico. Inoltre, qual è l’importanza di Paolo nella formazione della «nuova» religione «cristiana»? I membri delle prime comunità seguaci di Gesù erano «cristiani» nell’accezione che oggi diamo all’aggettivo? Si potrebbe affermare che un ruolo determinante alla formazione del «cristianesimo» lo ebbe, già qualche secolo dopo i fatti narrati dai vangeli, Costantino?

Giovanni Ibba

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Giovedì 15 novembre 2012, alle ore 21

Incontro-dibattito sul tema:  Il Cortile dei gentili: dialoghi sulla fede

Guiderà l’incontro FRANCESCO GAIFFI, Professore di Filosofia. Segue dibattito.

La relazione introduttiva di Francesco Gaiffi apre la serie degli incontri dedicati quest’anno al confronto diretto su diverse tematiche religiose di grande attualità. L’iniziativa del “Cortile dei gentili” è stata caldeggiata anche da Benedetto XVI in un suo discorso tenuto nell’imminenza del Natale del 2009: «Io penso che la chiesa dovrebbe anche oggi aprire una sorta di “Cortile dei gentili” dove gli uomini possano in una qualche maniera agganciarsi a Dio, senza conoscerlo e prima che abbiano trovato l’accesso al suo mistero, al cui servizio sta la vita interna della chiesa. Al dialogo con le religioni deve oggi aggiungersi soprattutto il dialogo con coloro per i quali la religione è una cosa estranea, ai quali Dio è sconosciuto e che, tuttavia, non vorrebbero rimanere semplicemente senza Dio, ma avvicinarlo almeno come Sconosciuto».
La nostra iniziativa si colloca anche sulla linea della “Cattedra dei non-credenti” realizzata dal compianto cardinale Carlo Maria Martini nella diocesi di Milano con la collaborazione del notissimo filosofo Massimo Cacciari, il quale è solito distinguere tre generi di ateismo: quello superficiale per cui Dio è un puro nome, il secondo di coloro che si credono abbandonati da Dio, e il terzo proprio di coloro che, nonostante tutto, mantengono un atteggiamento di ricerca.
I nostri incontri non hanno altro scopo che quello di un confronto sereno e disteso coi non credenti e fra coloro che hanno opinioni diverse nei riguardi dei problemi interni alla chiesa. Quando il confronto è sereno e libero, pensiamo che esso sia utile a tutti.
È con questi sentimenti che diamo inizio a un percorso intenso che ci impegnerà per tutto l’anno.
Gianfranco Ravasi, diretto responsabile di questa iniziativa culturale in campo ecclesiale, si esprime con queste parole:  «Senza attesa di conversioni o di inversioni di cammini esistenziali, ma soprattutto evitando le diversioni nel vuoto, nella banalità, negli stereotipi, gentili e cristiani – i cui “cortili” sono contigui nella città moderna – possono scoprire consonanze e armonie pur nella loro difformità; possono deporre i linguaggi soltanto autoreferenziali e possono far alzare lo sguardo a un’umanità spesso troppo curva solo sull’immediato, sulla superficialità, sull’insignificanza, verso l’Essere nella sua pienezza. Un po’ come suggeriva in uno dei suoi Canti ultimi padre David Maria Turoldo: “Fratello ateo, / nobilmente pensoso, alla ricerca di un Dio / che io non so darti, / attraversiamo insieme il deserto. / Di deserto in deserto andiamo oltre / la foresta delle fedi, / liberi e nudi verso il Nudo Essere / e là dove la parola muore / abbia fine il nostro cammino”».
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Centro Culturale “J. Maritain”

Seminario Vescovile – Via Puccini, 36 – 51100 Pistoia

Programma degli incontri 2012-2013


Giovedì 15 novembre, ore 21
Il cortile dei gentili: dialoghi sulla fede

Presentazione di FRANCESCO GAIFFI, Professore di Filosofia

Martedì 18 dicembre, ore 21
Chi ha fondato il cristianesimo?

Interverranno REMO CACITTI, dell’Università di Milano, e ROMANO PENNA, dell’Università Lateranense

Mercoledì 16 gennaio, ore 21
Il Concilio Vaticano II: due punti di vista

Interverranno PIETRO DE MARCO, dell’Università di Firenze, e SERENA NOCETI, della Facoltà Teologica dell’Italia centrale

Giovedì 15 febbraio, ore 21
Perché l’essere e non il nulla?

Interverranno PIERO CODA, dell’Istituto Universitario Sophia e TELMO PIEVANI, dell’Università di Milano

Giovedì 11 aprile, ore 21
Buddhismo e cristianesimo: è possibile  un’intesa?

Interverranno LUCIANO MAZZOCCHI, dell’Associazione Vangelo e Zen e ROBERTO CARIFI, saggista

Eventuali cambiamenti saranno tempestivamente comunicati.

Ogni incontro viene preparato con una scheda e prevede un dibattito in aula.

Il Cortile dei gentili era lo spazio del Tempio di Gerusalemme in cui potevano entrare anche i non ebrei: dunque luogo di riflessione e di dialogo fra persone di diversa collocazione religiosa. Attualmente l’espressione è stata assunta come indicazione di un metodo di lavoro scientifico e di confronto. In questo senso il Centro culturale Maritain, ha organizzato un corso programmatico annuale mettendo a confronto (si spera sereno da parte dei relatori e dei partecipanti) due posizioni antitetiche o almeno diverse su temi di assoluta attualità culturale.

Dopo l’introduzione orientativa del professor Francesco Gaiffi, che sullo stesso tema tiene la relazione al corso di aggiornamento dei teologi italiani, si confronteranno il professor Cacitti, autore con Augias di un libro assai diffuso, “Inchiesta sul cristianesimo. Come si costruisce una religione” (si faccia attenzione soprattutto al sottotitolo, che riassume l’intento fondamentale dell’autore), e Romano Penna, uno dei più famosi biblisti italiani, particolarmente esperto sulle origini del cristianesimo. Seguirà il confronto tra due cattolici di diversa estrazione per quanto riguarda l’interpretazione del Concilio Vaticano II: Serena Noceti e Pietro De Marco. Di particolare interesse sarà il dialogo fra Telmo Pievani, autore del libro “Creazione senza Dio”, e Piero Coda uno dei principali teologi viventi. L’ultimo incontro sarà dedicato a un tema profondamente sentito nel nostro tempo anche nel mondo cattolico: il rapporto tra buddhismo e cristianesimo. Sarà presente Luciano Mazzocchi già conosciuto a Pistoia, il quale, oltre che fondatore dell’Associazione “Vangelo e Zen”, è anche cappellano della comunità giapponese di Milano. Interlocutore sarà il notissimo poeta e filosofo pistoiese Roberto Carifi.

Congediamo il programma con la speranza che incontri il favore e la presenza di numerosi partecipanti.