Giovedì 11 ottobre, nell’ambito della rassegna “i linguaggi del divino” – Rinascere dall’alto, sarà a Pistoia Antonella Lumini, eremita “metropolitana” di Firenze, che insieme a Paolo Rodari racconterà la sua esperienza di silenzio e preghiera. Non tutti, però, sanno che l’esperienza eremitica è presente anche nella nostra diocesi.
A cura di Daniela Raspollini
Da circa un anno, nella canonica della chiesa di S. Lorenzo, a Montalbiolo (Carmignano) vive sorella Elisabetta, una donna consacrata che ha scelto di vivere la sua vita nella solitudine e nel silenzio, dando vita ad un piccolo eremo.
L’eremo di Montalbiolo è un luogo di silenzio, di preghiera continua, di adorazione, dove molte persone vanno per trovare uno spazio di riflessione, di preghiera, di accompagnamento spirituale. Vogliamo raccontare la storia di Sorella Elisabetta che appare singolare in questo nostro tempo cosi frenetico, dove non c’è spazio per il silenzio.
Sorella Elisabetta come è nata la tua vocazione?

È nata molti anni fa, quando avevo 17 anni, l’età delle grandi domande sul senso della vita, sul proprio futuro, sul per che cosa vale la pena giocarsi la vita.

Ricordo che un giorno un’amica mi chiese: “ma tu cosa cerchi?” e dal cuore mi sgorgò una risposta immediata: “Dio”. E dalla risposta a quella domanda non mi sono mai più allontanata.

La ricerca di Dio, dell’intimità con Lui, alla quale mi sono sentita da subito fortemente chiamata, non mi ha mai abbandonata, ed è stata la grazia più grande della mia vita.

Da quanti anni hai scelto di vivere da eremita?

Da subito ho sentito forte che Dio mi chiamava a vivere una relazione con Lui molto stretta, un dialogo con Lui continuo, un’ appartenenza totale di tutto il mio essere. Con il tempo ho capito che questo era il mio specifico servizio alla e nella Chiesa: appartenere a Lui, diventare ogni giorno più Sua, lasciarmi plasmare continuamente dalla Sua Parola, diventare segno di ciò a cui tutta la Chiesa e tutti gli uomini sono chiamati: la comunione piena e definitiva con Dio. Il cammino è stato lungo. Dio mi chiamava a qualcosa di meraviglioso, ma aveva bisogno, per farmi toccare il cuore della mia vocazione, che anche la mia umanità fosse in grado di portare una chiamata come questa.

Non è possibile arrivare molto giovani a scelte come questa. È necessario che la persona sia matura, nel senso che abbia trovato un equilibrio umano robusto, capace di vivere gioiosamente la consacrazione e la solitudine che questa comporta, capace di stare in piedi poggiata esclusivamente sulla fede, per poter divenire punto di riferimento anche per altri. Per questo i cammini vocazionali devono essere necessariamente lunghi, direi perpetui, perchè non si finisce mai di maturare, di crescere, e più si cresce più Dio si può rivelare, più Dio può trovare in noi un punto sicuro, solido, al quale consegnarsi.

Da chi sei stata ispirata in questa tua scelta?

La luce del mio cammino di comunione con Dio è Maria. Maria che ascolta la Parola di Dio così intensamente da permetterle di diventare carne in Lei. Maria che ama la volontà di Dio al di sopra di tutto e così rende possibile il realizzarsi dei piani di Dio. Maria che nell’Annunciazione risponde all’invito di Dio donando tutta se stessa. In quell’“Eccomi” c’è tutto l’incanto di una vita donata a Dio, tutta la bellezza del consegnarsi a Lui, pur nell’oscurità della fede.
Quando Dio fa percepire ad una creatura l’immensità della Sua presenza e la bellezza del donarsi completamente a questa Bellezza che ti innamora, nel cuore dell’uomo nasce un desiderio infinito di non smuoversi mai da quell’attimo estatico dell’ “Eccomi”, di non uscire mai dal dialogo con l’Amore, di non staccarsi, neppure per un istante, dall’ascolto di Lui.

Ecco perchè questi fratelli hanno cercato una vita di solitudine piena: il mondo non ti basta più, nulla ti basta più. Sei preso interiormente da un desiderio infinito, da un fuoco che giorno e notte brucia, brucia per Colui che ti ha creata e lo Spirito ti spinge ad entrare in un silenzio sempre più interiore per divenire capace di ascoltare l’unica Parola che sa creare cieli nuovi e terra nuova.

Come è articolata la tua giornata?

La mia giornata è tutta orientata alla comunione continua con Dio. Per questo la Parola di Dio è il perno attorno alla quale ruota ogni mia attività. Dedico molto tempo allo studio e alla preghiera sulla Parola, per farla entrare in me sempre più profondamente. S.Pacomio diceva che la Parola di Dio dovrebbe entrare ed uscire da tutti i pori della nostra pelle, come un’incessante liturgia. La Parola è il luogo dove Dio ci parla e attraverso di essa vuole entrare in comunione con la nostra vita.
Ogni giorno prego la Liturgia delle Ore, faccio la Lectio divina, partecipo all’Eucarestia, faccio molta preghiera di adorazione e di intercessione, resto in preghiera anche quando svolgo i normali lavori di casa, o scrivo, o accolgo qualcuno. Tutto è vissuto come mezzo per crescere nella comunione con Dio che mi abita. Questa comunione è il fine della mia vita. Tengo anche periodicamente dei ritiri spirituali, spesso anche individuali, accolgo molte persone per l’accompagnamento spirituale, sia singoli che coppie, accolgo all’eremo anche gruppi parrocchiali che chiedono di venire a fare una giornata di ritiro…

C’è un messaggio che vuoi dare alle nuove generazioni?

Sì, che rispondere “si” a Dio è la grazia e la gioia più grande che possa capitare ad una creatura. Qualsiasi cosa ti chieda, qualsiasi vocazione ti doni. Entrare nella docilità alla Sua chiamata è entrare nel cuore della storia perchè è partecipare a realizzare i sogni di Dio. Camminare con Lui è vivere in una continua giovinezza del cuore, perchè Lui ti rinnova ogni giorno, ogni giorno ti ama come nell’istante in cui ti ha creata, ogni giorno il Suo amore ti chiede di essere accolto e tu diventi, nella tua povertà e nullità, partecipe della costruzione del mondo nuovo, del Regno di Dio. Non c’è cosa più grande che ci possa essere chiesto di vivere.

La vocazione eremitica è ancora di attualità?

Sarà sempre di attualità. Lo è stato all’inizio della storia della chiesa: uomini e donne si ritiravano in solitudine, nel deserto, per cercare il volto di Dio, per parlare con Dio faccia a faccia. Sono i Padri e le Madri della Chiesa. D’oriente e d’occidente. Da loro abbiamo ricevuto un’eredità ricchissima di spiritualità che ancora oggi vive e si perpetua come patrimonio perenne della Chiesa.

Dio sempre continuerà a chiamare donne e uomini ad una relazione assoluta con Lui perchè siano segni visibili del mondo che viene, della vita eterna.

E li chiama non per se stessi, ma per gli altri, perchè vivano questa ricerca di Dio come unico necessario per il bene di tanti fratelli che incontreranno nel loro cammino o che non vedranno mai, perchè nel corpo mistico se un fratello cresce tutto il corpo cresce, se un fratello si santifica, tutto il corpo sale verso Dio.

Anche la solitudine è un dono d’amore per i fratelli. Se vissuta così, nella consapevolezza che sei parte di un corpo, tutto diventa dono per gli altri: dallo svegliarti al mattino, al pregare i Salmi, allo stare sulla Parola, ad accogliere qualcuno che bussa alla porta. Lo Spirito continuerà sempre a chiamare creature alla vita contemplativa, sia eremitica che comunitaria, Questo è un dono che non mancherà mai alla Chiesa, perchè è desiderio del Padre che il Figlio venga amato con la totalità e la gratuità di tanti cuori, nel nascondimento, nel silenzio più vivo, nella solitudine orante, in un dialogo continuo con Lui, in un dono d’amore fecondo per la Chiesa e l’umanità.

Sorella Elisabetta è su Facebook
Sono in uscita, di Sorella Elisabetta, due libri delle edizioni Dehoniane:
– “Parole d’Amore. Preghiere sulla Parola domenicale e festiva. Anni A, B, C
– “Si compirono per lei i giorni del parto.- Novena di Natale

Due preghiere di Sorella Elisabetta

È troppo poco amarti con tutta me stessa
con tutto il cuore
con tutta la volontà
con tutte le forze.
Vorrei amarti con tutto l’universo
e trasformare il palpitare silenzioso di tutto ciò che esiste in un canto d’amore per Te.
Vorrei dar voce a tutto il creato,
alle onde del mare,
alle vette dei monti,
al cuore della terra
e trasformare ogni cosa in una dichiarazione d’amore continua per Te.
È troppo poco amarti con tutta me stessa,
con tutto il mio corpo,
con tutto il mio essere,
con tutta la vita.
Vorrei amarti con tutto l’universo,
con il cuore di ogni uomo sulla terra,
con le poesie di tutti i poeti,
con le parole di tutti gli innamorati.
Perché così Tu meriti di essere amato,
continuamente amato,
incessantemente amato.
A te tutto l’amore vissuto nella storia vorrei donare,
al quale aggiungere il mio,
piccolo,
fragile,
insufficiente.
A Te,
meraviglioso Signore,
meraviglioso Redentore
meraviglioso amore.
* * *
Come le onde del mare
che si riversano costantemente e ininterrottamente sulla spiaggia inondandola
così la tua Grazia
si riversa costantemente e ininterrottamente
su di me
inondandomi di Te, della tua vita, della tua bellezza, della tua gioia.
Costantemente,
di giorno e di notte,
ininterrottamente.
Senza sosta.
Com’è l’amore.
Non si ferma.
Non teme il nulla.
Non si arresta.
Continua.
Nonostante la mia inadeguatezza.
Nonostante la mia fatica.
Come le onde del mare
La tua Grazia mi raggiunge continuamente,
mi immerge nella vita di Dio,
mi plasma, mi trasforma, mi usa.
Ininterrottamente. Senza soste.
Perché è così l’amore.
Gratuito.
Assoluto.
Continuo.
Assetato di risposta.
Assetato di essere riamato.
Con la totalità di un SI,
con la pienezza di un ECCOMI.
In attesa che una creatura si apra,
si spalanchi alla sua inondazione
per renderla partecipe di Sé,
per inondarla di Grazia.
Come le onde del mare.
Costantemente.
Ininterrottamente.