I direttori delle strutture: risposta straordinaria del personale sanitario e delle famiglie dei degenti

DI ALICE PELONI

Le Rsa per anziani diventate, improvvisamente, veri e propri covi di contagio. Inquietanti i dati che emergono da un report dell’Istituto Superiore di Sanità del 14 aprile: Il dato assoluto più alto di morti è in Emilia Romagna con 57,7%, mentre il tasso peggiore di mortalità per 100 residenti nelle strutture ce l’ha la Lombardia con 6,7%. Una situazione di emergenza che inevitabilmente ha finito per coinvolgere anche la Toscana, ma a cui numerose strutture hanno saputo reagire con prontezza. Sono stati i test sierologici a evidenziare l’efficienza di alcune Rsa che fino a ora non hanno registrato nessun soggetto positivo né tra il personale né tra gli anziani ospitati nelle strutture. Fondamentale la tempestività con cui tutte le precauzioni del caso sono state prese. A confermarlo è Massimiliano Barsacchi, che dirige la cooperativa “Gli Altri”, la struttura di Cantagrillo e di Bonelle. «Fin dal 24 febbraio abbiamo sollecitato i familiari a ridurre le visite. Inoltre sono stati evitati gli assembramenti, sospendendo anche le riunioni del personale ». Una scelta prudente che ha permesso, ancora prima del lockdown del 9 marzo, di predisporre le condizioni migliori per evitare tragedie. Dello stesso avviso è stato Massimiliano Vignoli, direttore del Villone Puccini e di Villa Serena a San Marcello (consorzio sociale Comars), il quale afferma di «aver iniziato a rarefare gli accessi dei familiari i primi di marzo e di aver impedito totalmente gli accessi già dal 7 marzo». Fondamentali la sensibilizzazione del personale, che «ha dimostrato – dice Vignoli – una grande efficienza nell’adottare una condotta adeguata sia sul posto di lavoro che nella vita privata», e il costante monitoraggio della situazione all’interno delle strutture: «Ogni volta che comparivano sintomi negli anziani abbiamo disposto isolamenti preventivi. Fondamentale è stato il raccordo con il direttore delle risposte di continuità Silvia Mattei, che ci ha aiutato a gestire i rientri in struttura degli anziani che erano stati in ospedale per altri motivi» racconta Barsacchi. Eppure le difficoltà non sono mancate, come nel caso dei dispositivi di protezione individuale. «Abbiamo centralizzato gli acquisti come consorzio e abbiamo preso contatti con i fornitori, ma le mascherine rimanevano comunque difficilmente reperibili» sostiene Vignoli sottolineando un problema di vitale importanza, come ha fatto anche Barsacchi: «Dobbiamo molto alla fortuna. Se il picco dei contagi si fosse verificato proprio nel momento in cui eravamo più sprovvisti di mascherine, inevitabilmente dirottate sugli ospedali, non so se ci sarebbe andata così bene». Evidenti dunque le mancanze da parte del governo che, nonostante fosse chiara fin dall’inizio la vulnerabilità dei più anziani, non ha dato alle Rsa quel supporto adeguato che si è fatto sentire, invece, da parte dei sindaci e delle famiglie, ai quali sia Barsacchi che Vignoli rivolgono i loro più sentiti ringraziamenti.