La persona alla prova della scienza

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Un 25 aprile per pensare, quello proposto dalla fondazione Francis Bacon in collaborazione con la Scuola di Formazione teologica diocesana di Pistoia e l’Università “V. Gaiffi”. Quarto e ultimo appuntamento del ciclo dedicato a “Scienza, filosofia della mente e religione”, la lezione del prof. Carlo Gabbani, docente di Filosofia e Storia presso il liceo “U. Dini” di Pisa e autore di importanti saggi e libri di epistemologia post-positivistica e filosofia analitica, si svolgerà giovedì 25 presso l’Aula Magna del Seminario Vescovile di Pistoia (via Puccini, 36). L’ingresso è libero.

Nel corso degli ultimi secoli la scienza ha costruito, in modo sempre più approfondito ed esteso, una “immagine” del mondo e dell’uomo che non solo non coincide con le concezioni tradizionali o di senso comune che ne abbiamo, ma sembra in sistematico contrasto con esse. Così, già quasi un secolo fa, un fisico come Arthur Eddington poteva affermare, provocatoriamente, che il tavolo al quale scriveva erano in realtà due: uno era, infatti, quello solido e colorato, percepito dai sensi e al quale tutti facciamo riferimento ordinariamente, mentre l’altro era quello formato di cariche elettriche e vuoto, che la teoria scientifica ci insegna a concepire.

Le due descrizioni non soltanto sarebbero diversissime, ma potrebbero anche rivelarsi incompatibili tra loro. Se questa dicotomia risulta affascinante, ma anche piuttosto destabilizzante quando abbiamo a che fare con la natura di un tavolo, lo sarà molto di più quando a essere in gioco, siamo noi stessi, ossia l’interrogativo circa la vera natura delle persone.

L’immagine scientifica dell’uomo e del mondo che si viene costruendo sembra così porci una sfida antropologica, e porla anche a tutti quei saperi e quelle pratiche che storicamente hanno, per lo più, veicolato o presupposto l’immagine ordinaria di noi come persone: dalla filosofia alla teologia, dalla letteratura al diritto. Ma davvero il conflitto tra visione scientifica e visione ordinaria è l’inevitabile destino al quale siamo avviati? Davvero non ci resta che abbandonare il patrimonio di conoscenza e sapienza tradizionale, oppure diffidare della scienza, considerandola magari utile, ma incapace di arricchire la nostra autentica comprensione di chi siamo? O forse è invece possibile, fare tesoro della ricchezza tanto della tradizione quanto della scienza, per mostrare come sia possibile e opportuno considerarci ancora, seppure in modo nuovo, persone.

Sarà proprio quest’ultima prospettiva quella che metteremo alla prova nella lezione di giovedì 25 Aprile.