Una Chiesa che resta comunque un dono

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Sento spesso parlar male della Chiesa. Non è di moda la Chiesa. Troppo “medievale” e retrograda. Incomprensibile, ipocrita, compromessa col denaro e col potere, piena di regole assurde e irragionevoli e via così, chi più ne ha più ne metta. I giovani poi sembra proprio che fuggano via a rotta di collo da una realtà decisamente “vecchia”, non al passo coi tempi, che continua a proporre modi di vita impraticabili e che si mostra ostile ai diritti civili, ai piaceri della vita, al sesso in particolare e ad ogni altra cosa che esca dagli stereotipi del “bravo ragazzo” e della “brava ragazza”. Potrei continuare ancora per molto.

Mi fanno piacere queste critiche? No, senz’altro. Ma non solo perché ogni critica può cogliere qualcosa che effettivamente andrebbe migliorato; direi invece piuttosto perché non sanno cosa si perdono coloro che non vivono in pienezza il dono stupendo dell’essere Chiesa. Forse qualcuno sgranerà gli occhi a queste mie parole. Posso capirlo ma dico cose di cui sono estremamente convinto e di cui ho fatto esperienza in tutta la mia vita. I doni ricevuti con l’appartenenza alla Chiesa sono infinitamente più grandi di tutte le magagne che vi si possono trovare. Certamente non si può convincere nessuno a discorsi: allora, chi non crede, lo invito a provare ad entrare e a partecipare e chi crede, a vivere in pienezza e con gioia il dono di essere Chiesa.

+ Fausto Tardelli, vescovo

(Tratto da La Vita-Pistoia Sette, dorso diocesano di Avvenire)