Sabato 16 aprile, alle ore 18.00 in Cattedrale il vescovo Tardelli celebrerà l’ammissione agli ordini sacri di Alessio Bartolini, candidato al diaconato permanente e di Eusebio Farcas seminarista diocesano. In occasione di questa prima tappa verso il sacramento dell’ordine proviamo a conoscere i due candidati… 

eusebio

Eusebio Farcas, 22 anni, riceverà sabato l’ammissione agli ordini in vista del sacerdozio. 

Come è nata in te la vocazione al Sacerdozio?
La mia vocazione è nata in parrocchia, vicino all’altare, dove ho ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana e dove ho prestato per tanti anni il mio umile servizio come chierichetto. Da piccolo mi dicevo: “quando sarò grande voglio essere sacerdote!” , anche se non capivo tanto cosa significasse. L’esempio e la dedizione del mio parroco e dei viceparroci che si sono susseguiti nella parrocchia, però, mi hanno aiutato ad avvicinarmi sempre di più a Cristo ed a concretizzare la mia vocazione. Così, all’età di quattordici anni ho lasciato tutto per seguire Cristo e sono entrato nel seminario minore dove ho iniziato la verifica e la formazione della mia vocazione.

Come è stata accolta questa decisione dalla tua famiglia? Come ha influito sulla tua vocazione la scelta di tuo fratello Don Cipriano, attuale parroco di San Marcello Pistoiese?
La mia scelta di entrare in seminario è stata accolta molto bene dalla mia famiglia che mi è stata sempre vicino nel mio cammino, anche se non si aspettavano che io prendesse questa decisione, perché da piccolo ero proprio “tremendo”. Ma il Signore non chiama chi è capace: rende capace chi chiama.
Nel mio cammino è stato importante anche l’esempio del mio fratello maggiore Don Cipriano, che con la sua fede, con la sua testimonianza, mi ha aiutato a concretizzare la mia vocazione. Grazie a mio fratello ho conosciuto anche la diocesi di Pistoia, nella quale ho deciso di trasferirmi per continuare la formazione verso il sacerdozio e nella quale, se Dio vorrà, spero di poter svolgere un giorno il ministero sacerdotale.

Ci sono delle letture specifiche che hanno consolidato la tua vocazione?
Sono state diverse letture che hanno consolidato la mia vocazione però, in questo momento della mia vita, avverto importanti per me le parole dell apostolo Paolo che dice: “Non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perchè anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù. Fratelli, io non ritengo ancora di averla conquistata. So soltanto questo: dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù”. (Fil 3,12-14)

Con l’ammissione agli ordini sacri cosa cambia nel tuo percorso vocazionale?
L’ammissione agli ordini sacri è il primo sì che segna il passo ufficiale verso il sacerdozio. È un sì che responsabilizza ancora di più e che mi impegna a crescere sempre di più nello Spirito e a perseverare in questo cammino di preparazione al Diaconato e al Presbiterato, mettendoci tutto il mio impegno. L’ammissione agli ordini mi impegna anche a dare maggior importanza alla formazione umana, culturale, intellettuale e spirituale che sono i pilastri della formazione sacerdotale.

In questo momento chi vorresti ringraziare?
Prima di tutto voglio ringraziare il Signore, che mi ha donato la vita, mi ha chiamato a seguirlo e non mi ha abbandonato mai. Ringrazio anche la mia famiglia che è stata importante nel cammino, la quale fin da bambino mi ha educato e cresciuto nella fede in Cristo; il mio parroco ed anche i formatori del seminario minore.
Ringrazio Mons. Mansueto Bianchi che mi ha accolto in questa diocesi e Mons. Fausto Tardelli per la sua fiducia,i formatori del seminario minore e del seminario maggiore che mi sono stati vicini in questi anni; i seminaristi con quali ho condiviso e sto condividendo il mio cammino. Infine ringrazio tutti coloro che hanno pregato per me.

Come ti sei inserito nella realtà della diocesi? Che impressione hai avuto?
Nella realtà della diocesi mi sono inserito molto bene, grazie al fatto che appena arrivato in Italia ho fatto un anno di sosta nella mia formazione per imparare la lingua Italiana e per conoscere meglio la realtà pistoiese. E poi sono stato accolto bene da tutti. La prima impressione che ho avuto è che la chiesa pistoiese è una Chiesa molto viva nonostante certe difficoltà, una chiesa che mette tutto il suo impegno per portare a tutti il lieto annuncio del Vangelo.

alessio

Alessio Bartolini ha 36 anni e vive a Montale. Sabato riceverà l’ammissione al diaconato permanente. Gli abbiamo rivolto alcune domande. Com’è nato in te il desiderio di metterti al servizio della Chiesa?

E’ nato frequentando la mia parrocchia di origine (S.Cuore a Montemurlo, ora in Unità Pastorale con Bagnolo e Fornacelle), parrocchia retta da ormai 36 anni da una comunità di Religiosi, i Preti del Sacro Cuore di Gesù di Betharram, molto viva e con una forte apertura alla ministerialità.
In questa parrocchia sono cresciuto nella fede ed ho poi svolto il servizio di catechista, educatore del dopo Cresima, e animatore del gruppo dei ministranti.
In questo itinerario di vita cristiana, che ha avuto i suoi rallentamenti e le sue accelerazioni, i suoi momenti belli e i suoi momenti più faticosi, è maturato in me il desidero di servire Dio nella Chiesa e si è consolidato negli anni, dopo un bel periodo di discernimento nella consapevolezza della chiamata al diaconato.

Come e dove svolgerai questo ministero?
Non so dove sarò chiamato a svolgere il mio ministero; sono molte le realtà della vita diocesana in cui un diacono può essere chiamato ad esercitare la triplice diaconia che la Chiesa gli affida con l’ordinazione (Annuncio del Vangelo, Liturgia e Carità).
Come lo svolgerò? Sicuramente, se e quando sarò ordinato, cercando di mettermi a disposizione dei bisogni della nostra diocesi in obbedienza al Vescovo, con la piena disponibilità che si richiede ad un ministro ordinato.
Per il momento cercando di portare a termine la mia formazione umana, spirituale e teologica per prepararmi ad essere un buon ministro della Chiesa.

Ci sono delle letture specifiche o figure che hanno consolidato e incoraggiato la tua vocazione?

Chi mi conosce sa che leggo molto, ma se dovessi scegliere delle letture che hanno caratterizzato il mio percorso non posso non citare i Padri del Deserto, in particolare Doroteo di Gaza ed Isacco di Ninive, la Regola di San Benedetto che mi ha orientato nel mio cammino di giovane cristiano, anche in relazione al mio rapporto tra vita cristiana e lavoro e gli scritti di Sant’Ignazio di Loyola.
Tra gli autori moderni non posso non citare H. J. Nouwen e p.Silvano Fausti recentemente scomparso.
Se posso citare una figura che ha incoraggiato la mia vocazione al diaconato, non posso dimenticare il compianto diacono Ugo Rigacci che ha servito come diacono per una vita intera a Poggio a Caiano e che ha trascorso gli ultimi anni di vita a Montemurlo ( prima a Fornacelle e poi ad Oste), una vera figura di diacono a 360°.

In questo momento chi vorresti ringraziare?

Innanzitutto il Signore che mi ha chiamato e mi ha amato così come sono, con i miei difetti ed i miei limiti perchè come dice il Salmo “eterna è la sua Misericordia”. vorrei ringraziare la mia mamma ed i miei familiari; poi la comunità diocesana a partire dal Vescovo Fausto, i Presbiteri, i Diaconi che mi hanno accolto con gioia e fraternità, la Comunità del Seminario con cui condivido alcuni momenti importanti del mio cammino di formazione e di vita fraterna. I miei compagni di studi e i miei colleghi di lavoro, l’Unità Pastorale di Montemurlo ed i Padri Betharramiti, che mi accompagnano con un costante ricordo orante.
Ultimi in elenco, ma non per importanza il Capitolo della Cattedrale di San Zeno, il diacono Federico Coppini e tutto il personale della Cattedrale, presso cui svolgo il mio servizio pastorale, per i piccoli e grandi insegnamenti che sempre mi danno e per la loro pazienza.

Come diacono potrai svolgere un compito missionario, caratteristico di una Chiesa in uscita.Qual’è il messaggio che ti sta più a cuore?

Essere uomini che sanno ascoltare.
Nel primo libro dei Re, Salomone chiede al Signore una cosa fondamentale: “Dona al tuo servo un cuore capace di ascolto”. Al di là di facili slogan non si può pensare ad una “chiesa in uscita” se non si diventa una chiesa che ascolta, e che prima di tutto non si mette in ascolto della Parola di Dio.

A tuo parere qual’è la più grande difficoltà che vive oggi la Chiesa?

Oggi, diversamente da altre epoche, dobbiamo fare i conti con la mancanza di una cultura cristiana, per cui anche dialogare con altre culture diventa estremamente faticoso e difficile.
Un antidoto ce lo da però il Concilio Vaticano II che ci esorta a mettersi in ascolto dello Spirito Santo che ci parla nella Sacra Scrittura e attraverso la Tradizione ed il Magistero della Chiesa, ci da gli strumenti per vivere oggi il messaggio di Cristo, verità antica e sempre nuova. Vorrei lasciarvi con una breve riflessione:

Senza lo Spirito Santo, Dio è lontano,
il Cristo resta nel passato,
il Vangelo è lettera morta,
la Chiesa una semplice organizzazione,
l’autorità un dominio,
la missione una propaganda,
il culto una semplice evocazione,
e la condotta cristiana una morale da schiavi.
Ma nello Spirito Santo, Dio è una sinergia indissolubile,
il cosmo viene risollevato e geme nel travaglio del Regno,
il Cristo risuscitato è vicino a noi,
il Vangelo diventa potenza di vita,
la Chiesa significa comunione trinitaria,
l’autorità un servizio liberatore,
la missione una Pentecoste,
la liturgia un memoriale e un’anticipazione,
l’agire umano viene deificato.

(Da una conferenza del Patriarca Greco-Ortodosso Ignatio IV Hazim -Vice Presidente del Consiglio Ecumenico delle Chiese -Uppsala 1968)

Daniela Raspollini